martedì 4 ottobre 2011

Infopoint

Dato che ho pensato bene di ammalarmi alla seconda settimana di lezioni e non avendo niente di meglio da fare (o meglio, non avendo la forza per fare niente di meglio), vi scrivo qualche novità sulla mia vita recente, dato che credo siate rimasti un po' indietro.

Innanzi tutto ho finito il mio famoso stage per nottetempo, che mi ha lasciato tantissimi bei ricordi e soprattutto una valigia piena di libri da leggere.

Ho ricominciato i corsi per l'ultimo semestre universitario della mia vita e, data la solennità conferita alle ultime cose, il Signor Luiss ha pensato bene di fare in modo di farci ricordare questi orari finché vivremo.

Domenica scorsa, 2 ottobre, c'è poi stata la premiazione della seconda edizione del concorso si scrive Terracina, nell'ambito del Terracina Book Festival. Anche stavolta, come l'anno scorso, entrerò a far parte dell'antologia dei racconti finalisti (grandi soddisfazioni) come anche Clara Giannini e il dottor Calisi. Insomma abbiamo fatto l'en plein! (E, a proposito, è uscita l'antologia dei racconti dell'anno scorso, in vendita da Bookart... messaggio subliminale).

Sono stanca e febbricitante, vi lascio qui.

mercoledì 3 agosto 2011

La gioia piccola d'esser quasi salvi

Il mio primo libro nottetempo. L'ho scelto per il titolo, evocativo e accattivante, e anche perchè ho conosciuto l'autrice, Chiara Valerio, ed ero curiosa di leggere qualcosa di suo.




La vicenda si svolge in un piccolo paese di provincia e ruota intorno a quello che resta di una famiglia, dopo la fuga del padre, in giro per il mondo per cercare un tesoro, e la morte violenta della madre, caduta dal balcone per raccogliere una scarpa. Rimangono una nonna e sua nipote e l'una si appoggerà all'altra per cercare di sopravvivere. La piccola Giulia non ha dimenticato, ma va avanti, cresce, grazie alla vicinanza del suo amico di sempre, Marco, che forse vorrebbe non essere più solo un amico. La nonna Agata, invece, comincia a dimenticare tutto: parole, fatti, persone. Ma non il dolore, quello rimarrà sempre, nonostante si faccia di tutto per dimenticarlo. A completare il quadretto si inserisce Leni, prostituta polacca che andrà ad interferire nella difficile dinamica della coppia di amici.
La storia coinvole, lo stile cattura (nonostante a volte scarseggi la punteggiatura al posto giusto) e non mi sono stupita di averlo letto in due serate. La storia angoscia, con tutti quei suoi richiami al sangue, al demonio, all'inferno e al paradiso. La storia parla anche di sentimenti abortiti perchè non corrisposti, di amicizie che non finiscono mai e di amori "sbagliati". In un continuo sali-scendi temporale, seguendo i momenti di lucidità che la malattia ancora lascia alla nonna Agata, i piccoli grandi drammi della famiglia vengono pian piano svelati al lettore e ai personaggi stessi. Una volta che la verità sarà stata svelata forse sarà più facile per Giulia continuare a vivere.

venerdì 29 luglio 2011

Incontri ravvicinati di un certo tipo

Proprio quando cominciavo a pensare che tutto sommato il mio famoso stage non fosse niente di eccezionale, ecco che succede qualcosa di sorprendente. Una serie di fortuite coincidenze (il treno da prendere e il lavoro spostato al venerdì mattina) fanno sì che io mi trovi nel momento giusto al posto giusto per fare una di quelle esperienze che forse capitano una volta sola nella vita.
Ero seduta al mio computer ad aggiornare il sito della Fiera di Francoforte (fiera del libro molto importante che si terrà tra qualche mese, ndr), quando sento Marco dire: "Chiara, c'è Moretti per te!". Chiara va incontro al signor Moretti. Dalla mia postazione non vedo ancora l'ospite, ma non avevo dato nessuna importanza alla cosa, dato il via vai che c'è ogni giorno in ufficio.
Rimango inebetita per almeno cinque minuti quando scopro che Moretti è quel Moretti. Giovanni, detto Nanni. Dopo i vari baci e abbracci con la Chiara di cui sopra (la quale, molto probabilmente, lavorerà con lui nella stesura di una sceneggiatura!), quest'ultima fa un veloce giro di presentazioni: nomi e cognomi di tutti i dipendenti e loro mansioni. Arrivata a me, dice "Valeria, la nostra stagista". Mi alzo e allungo la mano che lui stringe in modo molto energico. Riesco a bofonchiare solo: "Valeria, piacere di conoscerla", dopodiché rimango muta. Non sapevo bene come comportarmi, lì sembrava che fosse per tutti una cosa normale avere Moretti a pochi passi e perciò mi sono adeguata ai loro standard. Non me lo sono filato di striscio e ho continuato a fare quello che stavo facendo prima che lui arrivasse. Sennonché, dopo qualche minuto, Moretti mi rivolge una domanda, la prima di una lunga serie, come scoprirò alla fine. Un vero e proprio interrogatorio.

"Tu, Valeria, quanti anni hai? Studi?"
"Io? 22 anni. Studio Scienze politiche, relazioni internazionali"
Lui: "E come ci sei arrivata qui?"
Io: "Alla fiera del libro di Roma, della piccola e media editoria, ho lasciato qualche curriculum e solo N. mi ha chiamata per un colloquio..."
Lui: "Eh... và così il mondo oggi"
Chiara interviene dicendo "Sì, ma digli dove studi!"
Io: "Alla Luiss"
Lui: "Ah... E costa molto?"
Io: "Beh sì, abbastanza"
Lui: "Tuo padre e tua madre che lavoro fanno?"
Io: "Mio padre è farmacista, mia madre logopedista"
Lui: "A Terracina?"
Io: "Mia madre sì, mio padre lavora in un paesino in provincia di Roma, Riofreddo..."
Lui: "E fa avanti e indietro?"
Io: "No, torna solo nel week-end"
Chiara: "Sì, ma digli della tua tesi!"
Io: "Beh la prossima sarà sulla tutela internazionale dei diritti umani"
Chiara: "No, l'altra..."
Io: "La precedente è stata sui sistemi elettorali, una tesi comparata tra Spagna e Italia"
Lui annuisce.
I due continuano a parlare tra loro e con gli altri, lasciandomi al mio lavoro. Mi stupisco di tutto quell'interessamento, non me lo so spiegare. Ma poi vedo che fa domande anche agli altri, quindi alla fine penso che sia proprio nel suo carattere interessarsi delle persone, forse cerca spunti da inserire in qualche suo nuovo film, chissà...
Dopo una mezz'oretta di chiacchiere, indica me e un'altra ragazza dicendo: "Queste due sono le uniche che lavorano!" (Ecco, diciamolo! penso io). Fa per andarsene e torna a stringere la mano a tutti. Quando arriva il mio turno, ecco che parte un'altra domanda:
"Allora cosa vuoi fare da grande?"
Io: "Beh vorrei provare con la carriera diplomatica..."
E tutt'intorno a me si leva un coro di voci che commenta la mia ultima uscita...

Beh, insomma, niente male, direi. Mia madre, che è una che si fa mille film in testa (altro che Moretti!), ha detto che sicuramente gli sono piaciuta e che mi scritturerà per il suo prossimo film. Io sono stata contenta di aver potuto rivalutare un personaggio che tutti giudicano orso. Inoltre ha una voce normale, e non quella voce nasale un po' femminea che gli è valsa un sacco di sfottò. Ed è un gran bell'uomo! E gira in Vespa per Roma, proprio come in Caro diario.

mercoledì 20 luglio 2011

Una settimana intensa

E' decisamente giunto il momento di aggiornare questo blog, anche perchè, come si evince dal titolo, ne sono successe di cose questa settimana!

Cominciando dal principio, dal 13 luglio ho iniziato questa nuova, mattissima esperienza che i più chiamano tirocinio, gli internazionalisti chiamano stage, chi dice le cose come stanno, sfruttamento-di-manodopera-giovanile-bisognosa-di-crediti-formativi. E già è cominciata col piede sbagliato dato che alla vigilia del mio primo giorno ho pensato bene di prendermi un virus intestinale! Con due giorni di ritardo rispetto alla tabella di marcia mi sono presentata nell'ufficio dove ha sede la casa editrice all'orario stabilito, forse anche un po' in anticipo (come è mia cattiva abitudine fare) e ho trovato un nutrito gruppo di donne (come in ogni redazione che si rispetti la proporzione è un uomo ogni dieci donne, e anche qui è decisamente rispettata questa regola non scritta) sedute intorno a una scrivania con le rotelle posizionata in mezzo alla stanza e usata a mo' di desco: una sbucciava una papaya, altre sgranocchiavano snack ipocalorici e altre ancora parlavano di quali alimenti non dovessero proprio mancare in una dieta. Sono rimasta impietrita e imbarazzata quando ho capito che nessuno mi si filava. Solo la segretaria C. è stata da subito carina con me: ha fatto un giro di presentazioni e ha cercato di farmi entrare nel gruppo; per tutti gli altri ero praticamente trasparente. Nell'ufficio c'ero già stata per firmare dei documenti, ma non mi ero mai fermata ad osservarlo come si deve. Si tratta di un open space pieno di scrivanie (ognuna delle quali dotata di proprio computer Apple), intramezzato ogni tanto da librerie piene di volumi o di manoscritti di giovani, speranzosi, potenziali esordienti che aspettano di essere letti. E' tutto apparentemente in disordine, ma si ha la sensazione che non possa essere altrimenti. Il mio lavoro per ora è consistito in una catalogazione dei titoli stranieri che la casa editrice potrebbe acquistare, tutto rigorosamente al computer (e infatti mi sa che alla fine di questo stage mi sarò giocata i miei undici decimi!). Pian piano che i giorni passano, comunque, mi sento sempre più a mio agio lì dentro e anche le altre mi cominciano a prendere quantomeno in considerazione (piccole soddisfazioni della vita!). E spero che andando avanti andrà sempre meglio!

Il 15 luglio è stata poi la volta del Concerto dell'estate: Franco Battiato a Capannelle, nell'ambito del Rock in Roma. La compagnia era delle migliori: alcuni compagni di università (Niccolò, Annalisa e Cecilia), la solita, solida presenza di Andrea (che finge di essersi dimenticato i biglietti a Terracina) e la new entry, Ivo. [Finalmente, dopo quattro anni sono riuscita a conoscere Ivo, colui che mi dicono essere l'alter ego di Luigi, cosa che non sono riuscita ad appurare a causa del poco tempo a disposizione.] Comunque Roma è sempre Roma, e per fare 20 chilometri ci abbiamo messo un'ora e quaranta (!), mentre il povero Andrea aspettava tutto solo a Capannelle. Una volta arrivati sul luogo del concerto decidiamo di mangiare qualcosa: facciamo una fila impressionante a uno stand per poi scoprire che sono finiti i panini con la salsiccia e che rischiano di finire anche quelli con gli hamburger! Annalisa e io eravamo già sul piede di guerra! Insomma, per prendere i panini facciamo pure tardi, arriviamo nella zona palco che Francuzzo ha già iniziato a cantare (voce stranissima, la sua, a sentirla da lontano, non sembra la voce di un vecchietto, tanto che pensavo che non fosse lui, ma un gruppo spalla). Proviamo ad adottare la tecnica del serpentone per cercare di avvicinarci il più possibile al palco, ma non arriviamo molto lontano. Ci infiliamo in un buco lasciato vuoto da dove io, piccola come sono, non riesco nemmeno a vedere il palco (e pare mi sia persa i simpatici balletti di Battiato!). Noi ragazze eravamo davvero poco preparate, mi dispiace dirlo. Io avrò conosciuto al massimo 5-6 canzoni e su due ore di concerto non è proprio il massimo. Ma anche nonostante questo il concerto è stato molto coinvolgente, soprattutto da quando Battiato ha cominciato a interagire con il pubblico. Rimarrà nella storia la scenetta: qualcuno lancia un disco sul palco, Battiato legge il titolo "Staccionata Ecce" ed esclama "Bravi! Avete unito il latino e l'italiano!". Che soggetto bizzarro! In scaletta ci sono pezzi storici [Shock in my town, Auto da fè, Gli uccelli, Cucuruccucù, La Cura, Voglio vederti danzare, E ti vengo a cercare, Tra sesso e castità, L'era del cinghiale bianco], con alcune impensabili omissioni [Bandiera bianca, Alexander Platz] e altre chicche a sorpresa [Stranizza d'amuri, in dialetto siciliano] e lasciando uno spazietto finale per un "a gentile richiesta" [L'animale, per la gioia delle nostre vicine urlanti]. Quindi, poco prima della mezzanotte, cala il sipario sullo show. Aspettiamo che la folla defluisca, salutiamo parte del gruppo e Andrea, Ivo ed io torniamo a Terracina. Manco a dirlo, in macchina si ascolta ancora Battiato, mentre si chiacchiera del più e del meno. Serata davvero piacevole.

La nota dolente è arrivata sabato, giorno della vigilia della partenza di Luigi per Dublino, dove starà per tre settimane per migliorare il suo inglese. Al momento della prenotazione ero super contenta, galvanizzata, forse più di lui, perchè di vacanze studio ne ho fatte tante e ne ho sempre un ottimo ricordo. Nel momento in cui la partenza si avvicinava, però, ovviamente le mie buone intenzioni sono andate a farsi benedire ed è subentrata l'egoistica voglia di tenerlo con me, cosa peraltro non fattibile. E così l'ho visto partire. Sono passati appena cinque giorni, ma in questa strana percezione spazio-temporale mi sembra molto di più. Meno male che skype e le e-mail ci danno una mano! E meno male che ci sono i miei amici a tirarmi sù il morale!

giovedì 16 giugno 2011

Nessuno si salva da solo

Ho da poco finito di leggere l'ultimo romanzo di Margaret Mazzantini, Nessuno si salva da solo (Mondadori, 2011). L'ha letto anche mia madre, che in genere si addormenta alla prima pagina di qualsiasi libro. Sono affezionata a questa scrittrice, che mi ha conquistata qualche anno fa con Non ti muovere e che da allora non ho mai smesso di seguire. Complice (forse) anche il sodalizio artistico con il marito, Sergio Castellitto, che ha saputo trasporre su pellicola così bene il libro, non tradendolo neanche in una delle sue parti, aspetto ogni volta con ansia un loro nuovo lavoro (tra pochi mesi dovrebbe uscire nelle sale anche il film tratto da un altro romanzo della Mazzantini, Venuto al mondo).


Il tema affrontato dalla Mazzantini in questo suo ultimo romanzo potrebbe definirsi scontato, banale, quantomeno rispetto alle trame più intricate dei suoi precedenti lavori. La vicenda si svolge nell'arco di una cena, cena a cui i due protagonisti, probabilmente, avrebbero voluto non partecipare mai. Una coppia separata si incontra per organizzare le vacanze estive dei figli, per "spartirsi i giorni", ma subito ci si accorge che questo proposito viene accantonato: rivedersi, ritrovarsi in una situazione di apparente normalità, offre il fianco a digressioni, racconti pieni di tristezza, di rimpianti, di arrabbiature, di accuse reciproche. Due ragazzi incontratisi per sbaglio che hanno ceduto alla loro passione credendo che potesse durare per sempre, si sono ritrovati da soli, pieni di rancore nei confronti dell'altro. Dell'altro che si prende una serata a settimana per uscire con le amiche, dell'altro che si chiude nel suo mondo davanti al suo computer per cercare di buttare giù qualche buona idea.
Lo stile della Mazzantini rimane sempre molto agile e vivace. Il fatto che i personaggi siano così esasperati e delusi dalla vita, le fa calcare forse un po' troppo la mano nei dialoghi che in alcuni punti rasentano quasi il turpiloquio (cosa sicuramente funzionale, ma forse un tantino esagerata per una buonista come me!).

Mia madre, dopo averlo finito, mi ha chiesto cosa ne pensassi. Mi è parso di capire che fosse delusa dal finale. Io, invece, non mi aspettavo niente di diverso da quello che ho trovato scritto.

domenica 12 giugno 2011

Perle di saggezza

Ricorderete sicuramente il mio post in cui, qualche mese fa, descrivevo con sommo, innocuo ludibrio la mia insegnante di francese. Ebbene, ieri ho ritrovato alcune sue perle di saggezza annotate con cura nel mio quaderno (abitudine contratta al liceo, poiché fin da allora i miei professori ben si prestavano a questo ruolo) che ora ho deciso di condividerle con voi.

A parte il fatto che spesso e volentieri se ne esce con frasi epiche tipo "Che c'ho la faccia da Radio Maria, io?", la professoressa in questione dà il meglio di sé quando racconta aneddoti della sua vita vissuta. Per esempio, un giorno ci riportò il dialogo che aveva avuto con un tassista napoletano che la stava accompagnando alla stazione. Il tassista confessò alla prof. di aver vissuto per qualche anno "al Nord", e di essere scappato via quando, andando al supermercato e chiedendo "due o tre panini", si è sentito chiedere "due o tre?".
Ma non è tutto. La professoressa sembra avere vissuto mille vite precedenti a questa. Per esempio ci ha detto che al suo arrivo in Italia, dopo aver vissuto quattro anni in Messico, parlava una lingua nata dalla sovrapposizione di Spagnolo e Italiano. Sentendola parlare così, un venditore romano, di quelli veraci, le avrebbe detto "Aò, mica stamo nela pampa!". E a quel punto decise che avrebbe disimparato lo Spagnolo.
Come se non bastasse, la professoressa è anche pittrice. Espone i suoi quadri nelle gallerie di Napoli e collabora con alcuni musei partenopei. Allora un giorno, prendendo spunto da un articolo sulla fotografia, ci ha fatto tutta una lezione sui colori, su quali sono quelli primari, su come funziona la rifrazione della luce, ecc. Ebbene, dopo averci spiegato che tutti i colori insieme, mischiati, danno vita al marrone, vi giuro che quel giorno se n'è uscita con questa frase (cito testualmente): "Ragazzi, scusate, ma perché pensate che la merda è marrone?" con quella r moscia che fa tanto francese.
E' anche una donna dalle abitudini bislacche: nonostante abbia una famiglia, dorme spesso a casa di una sua amica. Durante una di queste notti insieme, le due si sono svegliate (contemporaneamente, alle 3) e hanno mangiato tartine con la marmellata accompagnate dall'immancabile champagne (quello con cui fanno colazione i ricchi in Sud Africa). E' una donna che disegna paesaggi con la penna a china sui quarti di copertina dei libri tra una lezione e l'altra e che si galvanizza quando scopre che, in Grecia, exodo vuol dire uscita e metafora lo trovi scritto sui camion dei traslochi.
Davvero un personaggio da film!

lunedì 6 giugno 2011

Sogno proibito

Stavo per spegnere il computer, quando ho sentito il bisogno impellente di fare ordine tra le icone del mio desktop: documenti tra i documenti, foto nella cartella foto, eccetera. Troppe icone mi innervosiscono, un desktop troppo pieno mi dà idea di disordine (qualcuno potrebbe psicanalizzarmi?). Quindi, stavo facendo questa pulizia cybernetica, quando la mia attenzione viene attratta da una cartella intitolata "foto per blog". La apro e vedo cosa c'è dentro. Immagini che ho usato (o che avrei voluto usare) per accompagnare i post sul mio blog. Ebbene tra queste ce n'è una intitolata proprio "Sogno proibito" e ora ve la posto:





Si capisce cos'è? L'oggetto di design dei miei desideri consiste in una poltrona nella cui struttura sono incastonati dei libri! Fantastica! Come ho potuto dimenticarla in quella cartella per così tanto tempo, senza condividere con voi la mia gioia?!


Vi consiglio vivamente di mettere da parte un bel gruzzolo, ché tra un anno mi (ri)laureo... :P

 
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