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martedì 29 luglio 2014

Persino Milano può essere low cost

Ebbene sì. Anche la città italiana dell’alta moda per antonomasia, del lusso più sfrenato, delle sfilate, di via Montenapoleone e degli hotel griffati può essere alla portata di tutti. Quanto segue è quello che ho imparato nei miei due mesi in questa città: una classifica (assolutamente parziale) di piccoli accorgimenti per tentare di non dilapidare il proprio patrimonio (o, peggio, quello dei propri genitori). 



1.      Mangiare bene, con poco. 
      Sarò sincera: a Milano sedersi in un qualunque locale per mangiare comporta quasi automaticamente un salasso, per affrontare il quale è necessario un training autogeno di un certo livello. Se però si è abbastanza furbi da fuggire le trappole per turisti o i ristoranti dai nomi altisonanti, si possono scovare posticini niente male, il cui il rapporto qualità/prezzo non è necessariamente sbilanciato a favore di quest’ultimo. Per esempio, in pieno centro, a due passi dalla Galleria Vittorio Emanuele II, si trovano concentrati una serie di locali ormai diventati delle vere e proprie istituzioni della gastronomia locale, anche se di locale hanno ben poco, come il forno Luini, regno del panzerotto pugliese trapiantato al nord, e l’Antica Focacceria San Francesco, piena di prelibatezze siciliane a pranzo e a cena. Per i napoletani in trasferta, ma con nostalgia di della pizza di casa, c’è Spontini. E per chiudere in dolcezza, basta entrare da Cioccolati italiani e scegliere una qualunque delle loro proposte. Impossibile rimanere delusi.

2.      Musei gratis per tutti! 
      Basta avere l’accortezza (e la scaltrezza) di dare un’occhiata al sito internet del museo che si vuole visitare. Spesso e volentieri, infatti, vi si trovano condizioni di ingresso agevolate a determinati orari del giorno (come per il Museo del Novecento) o in uno specifico giorno della settimana (in genere la prima domenica di ogni mese), oppure convenzioni con vari enti o carte fedeltà che vi assicurano almeno uno sconto sul biglietto, anche se da tempo avete ormai superato i 26 (e siete ancora molto lontani dai 65)!

3.      Non solo musei. 
      Che siate credenti o no, entrate nelle chiese di Milano. Oltre a ritemprare corpo e spirito, è un modo decisamente low cost per capire la storia della città. Come spesso accade per città tanto antiche, anche a Milano vari stili convivono, anche a pochi passi l’uno dall’altro. Vi capiterà così di scoprire che non c’è solo il maestoso Duomo: basta spostarsi di pochi passi per scoprire, per esempio, la chiesa di Santa Maria presso San Satiro, che contiene un abside unico nel suo genere. A voi scoprire il perché.

4.      Hop on, hop off? Meglio ATM! 
      Metodo decisamente low cost per girare in lungo e in largo la città quando si comincia a essere un po’ stanchi per proseguire a piedi. La linea di metropolitane è molto efficiente e vi permette di raggiungere punti anche molto distanti tra loro in pochissimi minuti, ma è soprattutto il servizio di superficie che riserva grandi soddisfazioni: ai moderni autobus, che servono principalmente la parte più periferica, si affiancano, infatti, vecchi tram degli anni Trenta ancora perfettamente funzionanti. Prenderne uno ogni tanto è il mio personale modo di tornare indietro nel tempo.

5.      Milano fucina di “stranezze”. 
      Se siete a Milano per un week end e correte da una parte all’altra come schegge impazzite per cercare di non perdere neanche una delle sue bellezze, rilassatevi e non sottovalutate quello che può darvi anche il semplice passeggiare (attività low cost per eccellenza, a patto che sia svolta lontano dalle vetrine dei negozi!) per le strade più frequentate della città. Vi capiterà di imbattervi in vecchie cartomanti vestite di colori sgargianti o pittori di strada che vendono le loro opere a buon mercato lungo via dei Fiori Chiari; vi potrà capitare di assistere ai più disparati spettacoli acchiappa-turisti sul corso dello shopping; vi capiterà di vedere ragazzi vestiti in modo improbabile essere fermati da giovani fashion blogger alla ricerca delle nuove tendenze della moda. È tutto perfettamente normale, è solo Milano.



6.      Milano alle soglie dell’Expo. 
      Se da un lato i preparativi per l’Expo fervono e i mille cantieri aperti rendono difficile camminare per alcune zone della città, dall’altro si respira fin d’ora un clima gioioso e di festa. Sarà merito delle centinaia di bandiere multicolori che sventolano lungo le vie del centro? Non so. Quello che è certo è che è divertentissimo provare a indovinare a quale stato corrisponda ognuna di loro. E che la grigia Milano non sembra più così grigia.

7.      L’estate a Milano. 
      Può essere una maledetta tortura per il clima torrido, le zanzare e l’umidità alle stelle (ok, quest’estate è stata anomala. Ma le zanzare ci sono e sono assatanate: ho le prove), ma anche una meravigliosa opportunità. Potenzialmente si potrebbe fare ogni sera una cosa diversa e si tratta tendenzialmente di cose molto fighe. E spesso si tratta di cose molto fighe e gratuite, come per esempio il concerto dei Subsonica in piazza Duomo, al quale non ho potuto sottrarmi. Direi che al netto del mio esame di Diritto del lavoro, avrei sicuramente preso parte alla proiezione di qualche vecchio film sulla terrazza del Duomo, giusto per dirne una. Insomma, se in genere mi sento di sconsigliare di visitare città d’arte quando fa molto caldo, nel caso di Milano forse vi direi di fare un’eccezione. Basta che vi ricordiate di bere tanta acqua e mangiare tanta frutta e verdura, come raccomanda il Tg2.


8.      And the winner is… 
      Nella mia personale classifica dei posti più belli della città (premesso che mi mancano da vedere ancora un sacco di cose… sob!) il primo posto se lo aggiudicano senza dubbio i Navigli. Non so spiegare bene cosa mi abbia colpito perché ovviamente non si tratta di qualcosa di tangibile. E in più devo dire che le zanzare l’ultima volta ce l’hanno messa tutta per farmi ricredere. Ma si respira qualcosa di bello e spensierato nell’aria, soprattutto al tramonto, con le botteghe dei pittori ancora aperte, i turisti stranieri che cenano e noi giovani italici a fare aperitivo. 


mercoledì 11 aprile 2012

Sicilia

Il consueto viaggio di Pasqua ci ha portato quest'anno in Sicilia. Ma si fa presto a dire Sicilia... La Sicilia è una regione grandissima, la più grande di tutte le regioni italiane. E così, per fare, che so, Messina-Palermo, uno ci potrebbe impiegare benissimo più di tre ore. Perciò il buon Peppe, nostro mentore e accompagnatore, ha ritenuto opportuno concentrarsi solo sulla parte nord-orientale dell'isola, per limitare al massimo gli spostamenti e ottimizzare i tempi. Ma andiamo con ordine...
Le modalità del viaggio sono sempre le solite: pullman, pullman, pullman! Possibilmente pieno di vecchi, in modo che l'età media non sia mai inferiore ai 65 anni. Luigi, grazie alla sua spropositata altezza, si aggiudica ancora una volta il posto centrale dei cinque sedili in fondo, che inesorabilmente si rivelerà sempre il più scomodo di tutti, e io mi accomodo vicino a lui. Superata la prima nottata di viaggio, tutto il resto sono bazzecole. Prima di imbarcarci per Messina, ci fermiamo a Reggio Calabria per vedere i Bronzi di Riace, in ristrutturazione e perciò sdraiati e protetti da una teca di vetro. Li facevo più alti e invece non superano neanche i due metri. Delusione, insomma.
La traversata è rapida e indolore, e già prima di pranzo arriviamo nel nostro hotel, vicino Milazzo. Questo non ha deluso per niente le nostre aspettative: camere enormi con letto enorme (vedi foto), balcone con vista mare, piscina, e, scopriamo poco dopo, cibo buonissimo. Dopotutto, deve pur avere qualche lato positivo il fatto di rimanere in Italia, dopo tanto girovagare per l'Europa!



Nel pomeriggio, la nostra prima tappa: Milazzo. Cittadina portuale che non ci ha entusiasmato più di tanto. Probabilmente eravamo troppo stanchi per girarla per bene e ci siamo limitati a uno sguardo superficiale alla parte bassa della città. Questa stanchezza profonda potrebbe anche spiegare la mia caduta in catalessi alle 21:30, nonostante ci fosse un bel fusto sdraiato al mio fianco in un letto enorme. Ma vabbè...

Il secondo giorno ci aspetta Taormina ed entrambi abbiamo grandi aspettative su questa città. Innanzi tutto, arrivando, mi sono stupita dell'organizzazione del posto: alle porte del centro città c'è un ampio parcheggio per i pullman che scaricano lì orde di turisti, i quali possono sia proseguire a piedi, sia usufruire gratuitamente di una navetta per il centro. Davvero un ottimo servizio. La città è arroccata su una scogliera a picco sul mare e il corso, pieno dei soliti negozietti di souvenir, ma anche di laboratori di artigiani e di artisti, segue il profilo del promontorio, aprendosi di tanto in tanto in piazze e slarghi affacciati su panorami mozzafiato. Lo stesso teatro greco di Taormina offre uno spettacolo bellissimo: incastrato tra il verde della collina e l'azzurro del mare, è una cornice affascinante e senza tempo. Penso che ascoltare un concerto lì sarebbe il massimo!




Il pomeriggio tra Acireale e Barcellona Pozzo di Gotto non è stato altrettanto esaltante, ma ci ha permesso di assistere a una processione molto sentita e partecipata in occasione del venerdì santo nella quale i barcellonesi sfilano attorno al paese portando diverse e pesanti statue raffiguranti le varie stazioni della via crucis, intonando canti, in una festa che comincia nel primo pomeriggio e termina a tarda sera.


Il terzo giorno è la volta della gita alle isole Eolie. Anche se il tempo non è dei migliori, ci garantiscono che il lunedì dopo sarebbe stato peggio, quindi abbiamo dovuto cogliere l'attimo. Una guida, Angela, ci porta alla scoperta di Lipari, la più grande delle sette isole che compongono l'arcipelago vulcanico. Anche questa, a prima vista, sembra molto graziosa: la piazza del porto è piena di locali che stanno cominciando a riaprire adesso, per la bella stagione; un castello, ora adibito a museo, si erge nella parte più alta dell'isola; sul corso non mancano boutique di gran classe e negozi di souvenir, tra cui spiccano nere pietre lucenti, l'ossidiana nata dalla solidificazione della lava del vulcano. Proprio sul più bello, ci coglie la pioggia, ma proseguiamo comunque il nostro viaggio verso Vulcano, un'altra isola il cui nome dice tutto. Su di essa, infatti, un vulcano ancora attivo sparge nell'aria un acre odore di zolfo e copre la visuale con fumi bianchi che spuntano da buche nel terreno. Molti tedeschi, incuranti delle basse temperature esterne, fanno il bagno nelle pozze di acqua sulfurea bollente. Mi sarei buttata anche io se non ci fosse stato tutto quel vento! E invece abbiamo solo potuto fare qualche foto sulla spiaggia: i residui di ferro e di altre sostanze provenienti dal vulcano hanno conferito alle spiagge colori fantastici, fatti di sfumature del nero e del rosso, che sembrava di essere su Marte! Il rientro a Milazzo è stato abbastanza traumatico: mare forza tre con conseguente subbuglio interiore. Solo la breve durata della traversata ha fatto sì che non finisse nel peggiore dei modi.




Il giorno di Pasqua è passato tra il sacro della messa al santuario di Tindari e il profano della consueta abbuffata di tutte le feste. Tindari è un paese di poche centinaia di anime, anch'esso sperduto sopra il cucuzzolo di una montagna dove pare che soffi sempre un gran vento (come scrisse Salvatore Quasimodo nella poesia Vento a Tindari, e come peraltro abbiamo avuto modo di appurare anche noi). Il santuario ospita una statua lignea di una madonna "nera" con bambino, ritrovata in un forziere nella vicina spiaggia. Lì vicino, perfettamente conservati, i resti di un'intera città romana, con tanto di terme e teatro.
Il pomeriggio, per digerire, passeggiata a Capo d'Orlando. Tanto vento e negozi chiusi, un tantino desolante.


La giornata di Pasquetta, invece, l'abbiamo passata a Cefalù, altra tappa molto gradita del nostro piccolo tour. A differenza di Taormina, Cefalù ha il vantaggio di avere sia un litorale scoglioso da una parte del promontorio, sia un bel lungomare sabbioso non appena girato l'angolo. La cattedrale, caratteristica per il suo stile a metà tra il romanico e l'arabeggiante, affaccia su una piazza piena di bar con i tavoli all'aperto dove è possibile godere del caldo sole primaverile. Certo anche qui il vento non mancava...

Nel pomeriggio, per la nostra ultima tappa, ci siamo fermati a Santo Stefano di Camastra, paese famoso per la lavorazione di ceramiche, giusto il tempo per dare la possibilità ai nostri compagni di viaggio di fare incetta di ogni genere di oggetto decorato.

Per tirare le somme (dato che ho scritto più di quanto avrei voluto), la vacanza è stata senz'altro di mio (nostro) gradimento. Certo mancava la compagnia giusta, ma tutto sommato abbiamo visto posti che da soli sarebbe stato difficile vedere e ci siamo fatti un'idea su una prossima possibile vacanza in quei posti. Magari d'estate, così per poter saggiare anche il mare (vedere quel blu e non potercisi tuffare...!). Già ci vedo: prendere possesso della nostra camera del Bed & Breakfast di Lipari, affittare un motorino e scorrazzare per l'isola... Ovviamente, guido io!


POSTILLA
Il fantastico mondo delle radio, secondo Luigi, dovrebbe lasciare un posto a RadioCatania, una frequenza che passa no stop canzoni di Carmen Consoli e Franco Battiato. Un tantino estrema come linea editoriale, ma sentite che bello sarebbe...



lunedì 5 marzo 2012

E tu vieni in vacanza a Trento?


Martedì scorso sono partita alla volta di Trento per andare a trovare una delle mie più care amiche, Giulia, ad un anno dal suo trasferimento su al Nord.
Inutile dire che stare dietro a Giulia non rappresenta il prototipo della vacanza rilassante, anzi: abbiamo macinato chilometri su chilometri, in bicicletta, a piedi, in città e in montagna alla ricerca di laghi incastrati tra i monti. Ovviamente non reggevo il confronto con i più allenati, Giulia e Oliver, e arrancavo dietro di loro in maniera vergognosa, lamentandomi di tutti i dolori muscolari possibili (chiedo loro pubblicamente scusa per questo!). Ho visto posti nuovi e per me esotici: tetti aguzzi e ricoperti di tegole coloratissime, torrenti dalle acque cristalline, città il cui centro è lasciato completamente ai pedoni (e ai ciclisti). Per non parlare della ben nota efficienza nordica in termini di trasporto pubblico, che per chi viene da Roma è davvero sconvolgente. Sebbene poi Giulia si lamentasse di alcuni aspetti dell'organizzazione del suo studentato, San Bartolameo, io sono rimasta sconvolta da quello che hanno a disposizione gli studenti che vi risiedono: palestre, campetti da calcio e da basket, biciclette personali... cose inimmaginabili anche solo a poche centinaia di chilometri a Sud.

Anche dal punto di vista antropologico, il mio viaggio è stato interessante. Durante una delle cene organizzate da Giulia, un ragazzo in particolare ha fatto crollare tutte le mie certezze. Da un lato ha capito da come ho pronunciato il mio nome mentre mi presentavo che non ero delle loro parti (e, vabbè, fin qui niente di strano), dall'altro mi ha detto che sembro "uscita da un film di Muccino, di quelli in cui gli adolescenti romani girano per la capitale sul motorino e con la scodella in testa", lasciando sottintendere quanto fosse marcato il mio accento romano. Ora, per una che ha creduto tutta la vita di avere una parlata abbastanza neutra sentirsi dire qualcosa del genere è un vero trauma! Non ho avuto la prontezza di rispondere che, tutto sommato, non cambierei per niente al mondo il mio modo di parlare con il loro (ma forse ho preferito glissare su questo. Dopotutto, lo conoscevo sì e no da un'ora...). E inoltre, sempre lo stesso ragazzo, alla mia risposta su cosa fossi andata a fare a Trento, mi ha risposto incredulo con la frase che dà il titolo a questo post... Il momento clou della serata è però arrivato quando uno statunitense, un trentino e un tedesco hanno fatto a gara per aggiudicarsi il titolo di "miglior barzelletta sugli ebrei", seguiti a ruota dagli gnomi coi cappelli di Giulia.
La serata/aperitivo non è stata altrettanto divertente, a causa dell'elevato numero di partecipanti (i più sconosciuti alla stessa Giulia) e del chiasso del locale, e mi è dispiaciuto non poter approfondire la conoscenza di due tipi che sembravano simpatici.

In coda, ne approfitto per ringraziare ancora una volta l'intero gruppo: Giulia per la compagnia e per il tempo che mi ha dedicato, Oliver per le chiacchierate sulla Germania, e Annalisa per l'ospitalità.

mercoledì 27 aprile 2011

Parigi

"Quanti semo?"

Lione

Francia

Petit dejuner

Baguettes au jambon

Croissants


PARIGI


Palais des congres

Emanuelle la guida

Arc du Triomphe, Place de l'Etoile

Trocadero et Tour Eiffell

(coda per salire sulla Tour Eiffell lunghissima)

foto




L'Ecole militaire

Les invalides

Le grand e le petit palais

Les Champs Elysée

L'opera

l'eliseo di Sarkozy e Carlà

La Madelaine del megalomane Napoleone

Rue de Rivoli e il Louvre

Le Jardin des Tuileries

L'Ile de la cité con Notre Dame

Pont Neuf, Pont des Arts, Pont Alexandre III

Quai Saint Germain et Quai Saint Michel

Musée D'Orsay

Palais Bourbon e l'Assemblée nationale

La Défense 5 e il nostro hotel

Le Sacre coeur




Montmartre, Pigalle

Le Moulin Rouge

Souvenirs

Kebab

Promenade

Galleries Lafayettes

Riposo al Jardin des Tuileries

Promenade sur la Seine

Pioggia improvvisa

Metropolitain

Cena al Montecarlo

coda per la Tour Eiffell sempre troppo lunga

Metropolitaine

Messa di Pasqua a Notre Dame

(prima lettura in Italiano)




Dejuner in un Bistro del quartiere latino

La Sorbonne

Le Jardin du Luxembourg

Panthéon

Metro

Centre Pompidou




Cena a Pigalle

Ultimo tour della Ville lumiere

Ultime foto

Ultimo giorno a Saint Romain le puy

(paese gemellato con Monte San Biagio)


18 ore di pullman

"A Natale mi sposo"

2 ore di chiacchiere con mamma











domenica 3 aprile 2011

Reportage: Verona




Col frecciargento si percorre mezza Italia in 3 ore che, se si ha un buon libro da leggere, passano in un baleno. All'arrivo ci si trova sempre un po' spaesati, per quanto uno possa aver studiato minuziosamente la cartina della città sconosciuta meta del suo viaggio. Morale della favola: bisogna chiedere indicazioni a qualcuno. Chi meglio del barista della stazione?

"Scusi, dov'è porta nuova?"

Risponde: "E' là... la vedi la bandiera? Frate-e-lli... d'Ita-a-liaaaaa..." Chissà come mai, abbiamo la sensazione che il suo sia un modo per prendere in giro due terroni in gita... Ci guardiamo e ridacchiamo, pensando "cominciamo bene!".


Continuiamo a camminare verso il centro, e in pochi minuti arriviamo al nostro B&B. Scelto tra una miriade di possibilità per via della sua posizione strategica (vicinissima al centro e a poche centinaia di metri dalla stazione) e per via dei prezzi concorrenziali, ci accorgiamo ben presto di essere ospiti di una squisita signora, nel suo appartamento. Sì, a Verona funziona così (forse succede anche in altri posti, ma fino ad ora non mi era mai capitata una cosa del genere): la gente compra degli appartamenti grandi, si riserva una camera per sè, e il resto delle stanze vengono lasciate agli ospiti del B&B. A voi è mai capitato? Insomma, tornando a noi, la signora ci ha fatto vedere la nostra camera (la suite Romeo e Giulietta - come sbagliarsi? - con un grande bagno, tv satellitare, condizionatore e computer portatile per connettersi ad internet!), ci ha lasciato un mazzo di chiavi, ci ha dato una cartina della città mostrandoci i posti da vedere, ci ha fatto sentire a casa. Ma la cosa che più ci ha colpito è successa il giorno dopo, a colazione. Infatti, attorno al grande tavolo del soggiorno si radunano tutti gli ospiti del B&B e si può mangiare mentre si chiacchiera con persone appena conosciute: ci si racconta perchè si è a Verona, quando si riparte, se ci è piaciuta la città. Noi in due giorni abbiamo incontrato un professore universitario di Bologna, due ragazzi venuti da Padova per il concerto dei Subsonica, altri due - una francese e un tedesco - semplicemente in vacanza. Persino io, che sono notoriamente un po' orsa con chi non conosco, sono stata entusiasta di questa cosa.

Passando alle impressioni sulla città, devo dire di essere rimasta piacevolmente colpita. Tipica città del nord, organizzata e pulita, dove tutti vanno in bicicletta (è facile incontrare intere famiglie in fila indiana sulle piste ciclabili) e dove una buona fetta della popolazione cena con uno Spritz. La città, però, offre molto più di questa serie di banali stereotipi. Innanzi tutto, ci si lascia spesso convincere da chi dice che il centro di Verona si può visitare in poche ore: potrebbe essere effettivamente così, se uno si limitasse solo ai quattro monumenti segnati sulle cartine per turisti.

In realtà ci si rende ben presto conto che "un giro in centro" non basta quando, ripassando per un vicolo, ci si accorge che si stava rischiando di perdere una chiesa, un palazzo o uno scorcio particolari. Noi siamo stati solo due giorni e siamo riusciti a vedere un bel po' di "bellezze" (anche nascoste) della città, ma credo che con qualche altro giorno a disposizione avremmo potuto fare di meglio. Soprattutto perchè, un po' per il caldo inaspettato (intorno ai 25° C) e un po' perchè non c'abbiamo più il fisico, dopo un'ora di cammino dovevamo fermarci per mezz'ora all'ombra in qualche parco...

Ad ogni modo siamo riusciti a vedere:

L'Arena di Verona, fuori, dentro e tutt'intorno. Prendo in prestito la frase di una turista spagnola che lo descriveva ai suo compagni come un "piccolo colosseo" (cosa che in effetti è). Teatro romano, costruito nel primo secolo d.C. Per chi ha visto il colosseo direi che può tranquillamente evitare di spendere quell'enormità del costo del biglietto, considerando che dentro si faranno solo un paio di foto mentre in platea degli operai montano il palco per il prossimo spettacolo;


il balcone di Giulietta, che si affaccia in un cortile sempre gremito di persone in fila per fare la foto mentre si tocca il seno di una statua della povera ragazza (che porti fortuna? bah...). Architettonicamente parlando abbastanza impersonale, il luogo ha certamente un valore simbolico, ed è giusto che sia così. Magari, però, eviterei di permettere alle coppiette innamorate di incidere i loro nomi nella pietra lì intorno...


Corso Mazzini e Pazza delle Erbe, il centro commerciale della città, il primo con le boutique e i negozi più prestigiosi, la seconda con le bancarelle dei souvenir e dei prodotti tipici della cucina veneta. Nella piazza si incontrano una fontana e un obelisco sulla cui sommità sta appollaiato un leone, simbolo di San Marco e simbolo della vicina città di Venezia;


la basilica di San Zeno, patrono della città di Verona, è una delle cattedrali più bizzarre che io abbia mai visto. Innanzi tutto si sviluppa in lunghezza ed è costruita su tre livelli: al livello strada si trova l'ingresso, immenso, ma spoglio, con solo delle cappelle laterali; verso la metà della lunghezza della chiesa si trovano delle scalinate: una, che scende, porta verso la cripta dove è custodito il corpo di San Zeno, mentre l'altra, che va verso l'alto, porta alla chiesa vera e propria con altare, abside, panche per i fedeli. Purtroppo non abbiamo potuto vedere quest'ultima parte perchè off limits causa matrimonio, ma pare che proprio vicino all'altare sia custodita una tavola del Mantegna. Sicuramente da visitare;


il Castelvecchio e il ponte scaligero: costruiti nel XIV secolo su ordine di Cangrande II della Scala, il primo per difenderlo, e il secondo per scappare, in caso di sommosse popolari. Sono entrambi perfettamente conservati e il castello ospita un importante museo civico;


Siamo anche riusciti nell'impresa titanica di salire 200 gradini per arrivare in una zona panoramica della città e scattare qualche foto dall'alto. Il colpo d'occhio è davvero fantastico e soprattutto da lì ci si rende conto di quante chiese siano disseminate per la città. E' davvero impressionante la densità di campanili in pochi chilometri quadrati. Sono arrivata al punto di chiedermi se fosse Verona, e non Praga, a dover essere chiamata "la città delle cento torri".


Bene, credo di avere scritto fin troppo. Ora sta a voi dire la vostra! Aspetto i vostri commenti...


Per quanto riguarda le motivazioni del viaggio, vi rimando al blog di Luigi, che vi spiegherà tutto. ;)

giovedì 31 marzo 2011

Sì, viaggiare!

La donna riprende la sua valigia dopo averla tenuta appesa al chiodo per un bel po'. Con il suo trolley multicolor - riempito fino all'orlo, anche se starà via solo due giorni - salirà su un frecciargento che in tre ore la porterà a Verona.

Happyness!


[presto su questo blog il reportage completo]

giovedì 30 dicembre 2010

Bilanci & bilance

Il mio Natale è trascorso pigro e lento, come piace a me. Mi sono dedicata a tutte quelle cose che mi piace fare, ma che sacrifico sempre per colpa della mia vita frenetica e piena di impegni. E così ho passato interi pomeriggi a leggere (finendo un romanzo e cominciandone subito un altro), ad ascoltare De Andrè (rigorosamente in cuffia, resistendo alla tentazione di cantare per non urtare la sensibilità di mio fratello e della sua svolta rap), a passeggiare sotto la pioggia (la neve si era già sciolta) con mia madre e a mangiare cioccolatini con cadenze regolari.
E' stato anche un Natale che ci ha costretto a stare tutti insieme, noi quattro. A volte una casa di pochi metri quadrati e la scarsità di apparecchi tecnologici possono fare miracoli! Abbiamo passato intere serate a giocare a Cluedo, cercando di spiegare ai miei genitori come funzionasse (con un padre che, giocando ad Indovina chi?, subito dopo aver saputo che il mio personaggio aveva i baffi, mi chiedeva se doveva eliminare quelli con i baffi o quelli senza capirete che non è stata propriamente una passeggiata...).
Sono anche stata molto contenta di rivivere la cerimonia del Natale a Riofreddo: durante la messa della mezzanotte, infatti, ha luogo un rito tutto particolare chiamato La Pastorella e che consiste in una piccola processione di bambini vestiti da pastori che agitano rami d'ulivo (o di un altro albero, più facilmente reperibile a Riofreddo), seguiti da un gruppo di suonatori di cornamusa e di un coro che intonano Tu scendi dalle stelle e da un pastore che porta sulle spalle un vero agnellino che poi verrà adagiato ai piedi dell'altare e accompagnerà tutta la messa con il suo belare. E' stato davvero toccante e devo aver avuto una faccia talmente rapita che mia madre mi ha chiesto con voce stupita se non mi ricordassi di averla già vista, tempo addietro, ancora bambina. Effettivamente non mi ricordavo per niente, ma forse proprio per questo me la sono gustata così tanto e fino in fondo.
Sono passate le feste, un giorno di stop, e poi il mio compleanno. Ventidue, ragazzi, ci pensate? Sono abbondantemente lontana dall'adolescenza e pericolosamente vicina ai venticinque (che, sono sicura, arriveranno in un attimo). Durante la notte ci ho pensato e ho fatto fatica ad addormentarmi. E' stato il giorno del mio ricongiungimento con Luigi dopo cinque giorni di lontananza (che per noi sono tantissimi!). Ci ha raggiunti a Riofreddo giusto in tempo per fare una bella passeggiata per il paese e per gustarci un bel pranzo a Villa Celeste. Nel pomeriggio, dopo una breve sosta a Roma, il rientro a casa. La sera l'abbiamo trascorsa a casa di Giulia, com'è ormai consuetudine, che stavolta per l'occasione si è cimentata in un bellissimo e buonissimo profitteroles che è stato prontamente fatto fuori dalla combriccola. La candelina rosa in cima alla montagna di bignè è stata spenta e spezzata a metà mentre esprimevo uno dei miei tanti desideri. Pochi sms e telefonate di auguri, quelli delle persone a me più vicine, e niente squallidissima e impersonalissima sfilza di auguri anonimi su facebook. Credo sia giusto così.
Si sta per chiudere l'anno ed è l'ora di stilare il bilancio dell'anno passato e la lista dei buoni propositi per quello che verrà. No, scherzo, non vi voglio ammorbare oltre, e poi sono cose private, queste! Spero però vi rallegrerete nel sapere che almeno la bilancia è stata clemente con me: neanche mezzo etto acquisito durante queste vacanze! Sono soddisfazioni...

martedì 21 dicembre 2010

Natale a Rio

(rivendico il copyright del titolo di questo post, nonostante possa sembrare il titolo di un vecchio cinepanettone)

(Riofreddo innevato)


Tra poco più di 48 ore mi ritroverò nel Paesello ricoperto di neve. Già di per sé l'idea non è molto allettante, almeno per me e per il mio essere cronicamente freddolosa. Si è aggiunta però anche un'altra straordinaria notizia: il freddo eccezionale di questi ultimi giorni ha fatto gelare l'acqua nei tubi e dovremo quindi fare i salti mortali per lavarci, cucinare... bello, no? Ci si potrebbe quasi fare un reality, di quelli che vanno di moda adesso, dove la gente deve dimostrare di sapere vivere in condizioni estreme, adattandosi. Va bene, vi farò sapere al mio ritorno come me la sono cavata.

Se non altro almeno quest'anno ha nevicato nei tempi giusti, mica come quell'anno in cui nevicò a Pasqua, a metà aprile (!), e don Piero durante la messa se ne uscì dicendo cose tipo "Buon Natale!" o "Se vi addormentate faccio suonare le zampogne!". (Don Piero è solo uno dei personaggi riofreddani. Ora che ci penso potrei proprio scrivere un post al riguardo...)



(Arco di Via Valeria innevato)



(Tetti di Riofreddo)

[Comunque bisogna ammettere che la neve ha sempre il suo fascino. Credo soprattutto per noi che non siamo abituati a starci a contatto e che non ne subiamo i disagi, conservando una visione romantica della cosa e fermandoci imbambolati davanti alla finestra ogni volta che cade qualche fiocco. Che ne pensate?]

Ditemi, ditemi: voi che farete durante queste feste?


Concludo questo post stranamente autobiografico augurandovi un Buon Natale e buone feste in generale (anche se magari prima di Capodanno ci riusciamo a vedere)...



(tanto per rimanere in tema neve...)

domenica 14 novembre 2010

Vedi Napoli e poi...

Vedi Napoli e poi muori. Questo avrebbe detto nientepopodimeno che Wolfgang Goethe dopo aver visitato la città durante il lungo peregrinare che lo portò a creare, nel 1817, il suo saggio "Viaggio in Italia".

Ebbene, Napoli l'ho vista ieri, per la seconda volta nella mia vita (cosa scandalosa data la vicinanza geografica e i treni ogni ora). L'ho vista parzialmente sia perchè una densa foschia e un cielo plumbeo che non ti aspetti impedivano al mio occhio di acchiappare tutte le forme e tutti i colori (coprendomi, peraltro, la punta del Vesuvio e le isole poco lontane), sia perchè, col poco tempo a disposizione e le mille cose da fare, non ho potuto girovagare liberamente fino a scoprire ogni angolo della città, come faccio in genere quando un posto mi colpisce particolarmente. Perchè, sì, Napoli mi ha colpita. Intanto, guardandola dall'alto, dalla terrazza della Certosa di San Martino, ho notato, non con poca meraviglia, di come non si riuscissero a distinguere le strade: vedevo, sotto di noi, solo case gialle e rossastre che si inseguivano fino ad arrampicarsi sulla collina, ma niente strade! Ho subito reso partecipi di questa osservazione i miei magnifici compagni di viaggio, i miei ciceroni: la famiglia dei "Calisi del borgo" al gran completo. Il Calisi senior mi ha detto che sì, effettivamente le strade a Napoli sono grandi quanto lo spazio minimo necessario per far passare due auto (molto più spesso sono proprio vicoli a senso unico) e che non esistono strade ad alto scorrimento. "Qui una Cristoforo Colombo sarebbe impensabile" [ricorrenti, in questa prima fase della gita e soprattutto da parte del Calisi-di-mezzo, parallelismi con la capitale, che, a confronto con Napoli, diventa improvvisamente per quest'ultimo la città più bella e funzionale al mondo]. In compenso si distinguono nitidamente la basilica di Santa Chiara, col suo grande chiostro sul retro, la piazza Gesù nuovo con al centro la guglia dell'Immacolata e,soprattutto, via Benedetto Croce, meglio conosciuta col soprannome di "Via Spaccanapoli" poiché si dice che questa tagli esattamente in due la città.
Dopo aver scattato qualche foto di rito, riscendiamo verso piazza Vanvitelli, il centro del Vomero, quartiere collinare della città, e ci immergiamo in un grande viale affollato di gente e negozi [sarà stato per l'isola pedonale, per i papà coi passeggini e, perchè no?, anche per il clima, ma questa Napoli mi ha ricordato la mia bella Bilbao e la sua Gran Via durante il periodo natalizio, di certo più ordinata ma ugualmente pullulata di gente... ah! nostalgia!].

Dopo un lauto pasto a casa di nonno Luigi e nonna Rosa in compagnia di gran parte della famiglia riunita per festeggiare il neo-laureato [parte su cui non mi soffermo, altrimenti dovrei scrivere 20 pagine di post], riprendiamo il nostro tour, stavolta comodamente seduti in macchina e scarrozzati da zia Teresa che ci porta alla scoperta di Posillipo, altro quartiere "in" della città, reso celebre (almeno per parte dell'universo femminile italiano) dalla soap opera "Un posto al sole". Anche in questo caso, e con una pazienza degna di Giobbe, la macchina si ferma di tanto in tanto, ci fa scendere tutti e permette alla me turista di scattare foto in quantità, mentre gli altri mi spiegano dove e cosa guardare: ho visto il San Paolo (!), ho visto Ischia e Capri e pure il promontorio di Pozzuoli, ho visto Castel dell'Ovo e il Maschio Angioino. Prima di scendere verso il lungomare, ci fermiamo anche lì dove un tempo c'era il pino marittimo, indiscusso, anche se non unico, protagonista di ogni cartolina di Napoli. Ei fu, povero pino. Pare che qualche anno fa si sia ammalato e l'abbiano dovuto rimuovere. Al suo posto adesso ne hanno piantato un altro, ma è piccolino e un po' spelacchiato, niente a che vedere col suo predecessore. Inoltre, pare anche che l'inquilino della casa che affaccia sul pezzo di terra dove cresce il pino abbia vietato ai pullman di turisti di fermarsi per fare foto... mah!


Finalmente scendiamo verso il mare, ci rechiamo all'appuntamento con Calisi senior a piazza del Gesù nuovo, liberando la zia Teresa che tanto ci ha fatto vedere. Arriviamo a vedere da vicino ciò che poche ore prima avevamo scorso dall'alto. Ci incamminiamo per via Spaccanapoli, piena di botteghe e bancarelle già tutte addobbate per (l'imminente?) Natale e arriviamo alla fine a Via San Gregorio Armeno, famosissima in tutto il mondo per essere il ricettacolo di botteghe di artigiani maestri nell'arte del presepe. E qui ne ho davvero viste di tutti i colori: statuine di ogni tipo, dalle classiche in terracotta alle moderne meccanizzate, dalle dissacranti ed attuali [hanno fatto in tempo a creare anche Ruby che esce da un calderone con addosso solo un costumino succinto] alle icone di tutti i tempi [un capitolo a parte meriterebbero gli idoli calcistici. A Maradona è stato dedicato, fuori da un bar, un'edicola, di quelle che in genere ospitano madonne col bambino, per intenderci. Sotto quest'altarino si legge una scritta che recita più o meno così: "L'hai fatta la foto? Mò vieni dentro e pijate o' café se no ti cade la macchinetta e ti si spacca l'obiettivo". Mi rendo conto di non aver reso giustizia ai geniali padroni del bar con questa citazione ibrida napoletano-italiano, ma ancora non mastico troppo bene la lingua partenopea]. Per non parlare degli accessori: bacnhi di pesce, salumi e formaggi, sacchi di spezie, galline in gabbia, eccetera, eccetera, eccetera. Qualcosa di meraviglioso.

Proseguiamo per questi vicoli fino ad arrivare in piazza Dante dove riprendiamo la metro per tornare verso casa. Il giro turistico è proprio finito e a me sembra di aver visto solo la milionesima parte di quello che avrei dovuto vedere. Perciò mi viene da dire - non me ne voglia Goethe - "vedi Napoli e poi... tornaci!". Di morire non ne ho voglia. Almeno per adesso.
Valeria
Ringraziamenti:
Credo che nessuno della big family avrà mai modo di leggere questo post, ma spero comunque che Luigi inoltrerà a tutti loro i miei più sentiti ringraziamenti per questa splendida giornata. Nonno Luigi e nonna Rosa sono stati adorabili, degli ottimi padroni di casa, e come sempre molto affettuosi con me [nonno Luigi ci ha espressamente detto che dovrà allargare il tavolinetto delle foto per fare spazio a quella del matrimonio!!!]; zia Teresa, impagabile guida-guidatrice nonché sceglitrice dei bellissimi orecchini che ho ricevuto in regalo; zio Franco, cuoco della famiglia, che ha preparato squisiti manicaretti, ma che merita un 10 e lode solo per la sua meravigliosa caprese; zio Ernesto che sembrava così interessato alla mia tesi e mi faceva domande a raffica e che si sentiva vecchio perchè gli davo del lei; e ovviamente ringrazio i "Calisi del Borgo" che grazie al loro giro ben studiato sono riusciti a darmi una visione d'insieme della città e a farmela apprezzare in ogni sua sfumatura e stravaganza.
P.S. Non ci crederete, ma anche a Napoli chi va in motorino usa il casco! E nessuno passa col rosso ai semafori! Però un po' di munnezza l'ho vista, purtroppo...

domenica 19 settembre 2010

domenica 24 gennaio 2010

sabato 17 ottobre 2009

La Svizzera col mare

Pochi giorni fa, la mia vecchia vita e la mia nuova vita sono entrate in contatto per la prima volta. Alcune delle persone a me più care sono venute finalmente a trovarmi nella nuova città che mi ha preso in affido temporaneo.
È stato più strano di quanto mi aspettassi. Mi sono ritrovata a dovere fare da cicerone, da balia, da cuoca, da madre, da guida turistica per 72 ore consecutive, sempre pronta e scattante, cercando di non deludere le loro aspettative.
Nonostante qualche impedimento iniziale, credo che sia andato tutto per il meglio. Li ho portati a zonzo per tutta la città (rigorosamente a piedi!), anche con condizioni meteorologiche non troppo favorevoli, tra i borbottii di Riccardo, l’andatura incerta di Giorgio e le domande a raffica di Rita. Li ho portati a vedere (e a toccare) l’oceano, non appena il sole si è deciso a spuntare. Li ho portati in giro per lo shopping, come voleva Rita, non appena i negozi hanno riaperto i battenti dopo la festa del Pilar. Li ho portati a mangiare riso al baccalà al ristorante, a vedere negozi di prodotti tipici (e orgogliosissimamente baschi), a provare i pintxos seduti al bancone di un bar.
Insomma, alla fine i commenti sono stati tutti positivi (eccetto quelli di Riccardo, si intende!). Giorgio ha apprezzato il fatto che sia una città non molto grande, che si gira bene a piedi, e che comunque, nonostante questo, sia ricca di cose da fare e da vedere. Ha anche guardato stupito e affascinato la grande università di Deusto e deve aver sicuramente pensato che sono stata fortunata a capitare in un posto così. Ma devo dire che Rita è quella che dà più soddisfazione in assoluto. Le è piaciuto molto il nostro nido al sesto piano con terrazzo e mansarda; le è piaciuta la città sul fiume che le sembrava un po’ Parigi, un po’ Lisbona, un po’ Napoli, un po’ “la Svizzera con il mare”; le è piaciuto il Guggheneim e le è piaciuto Puppy (ma Puppy non può non piacere, effettivamente); le è piaciuta perfino l’aria che si respira in questa città, quell’aria “frizzantina”, come la chiama lei, che si sente nelle città “sull’Atlantico”.
Sì, è andato tutto per il meglio, ma ho comunque la sensazione che se ne siano andati troppo presto, che avrei voluto fargli vedere altre cose, altri luoghi in cui passo le mie giornate, altri pezzettini della mia vita qui. Hanno portato con loro, andando via, una mappa della città. Credo sia un modo per sentirmi più vicina, per caprie in quale piazza passo le serate e in quale parco mi vado a rilassare durante il giorno. E questo, per un certo verso, è rassicurante. Sia per loro che per me.
 
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