martedì 29 luglio 2014
Persino Milano può essere low cost
mercoledì 11 aprile 2012
Sicilia

Il secondo giorno ci aspetta Taormina ed entrambi abbiamo grandi aspettative su questa città. Innanzi tutto, arrivando, mi sono stupita dell'organizzazione del posto: alle porte del centro città c'è un ampio parcheggio per i pullman che scaricano lì orde di turisti, i quali possono sia proseguire a piedi, sia usufruire gratuitamente di una navetta per il centro. Davvero un ottimo servizio. La città è arroccata su una scogliera a picco sul mare e il corso, pieno dei soliti negozietti di souvenir, ma anche di laboratori di artigiani e di artisti, segue il profilo del promontorio, aprendosi di tanto in tanto in piazze e slarghi affacciati su panorami mozzafiato. Lo stesso teatro greco di Taormina offre uno spettacolo bellissimo: incastrato tra il verde della collina e l'azzurro del mare, è una cornice affascinante e senza tempo. Penso che ascoltare un concerto lì sarebbe il massimo!

Il terzo giorno è la volta della gita alle isole Eolie. Anche se il tempo non è dei migliori, ci garantiscono che il lunedì dopo sarebbe stato peggio, quindi abbiamo dovuto cogliere l'attimo. Una guida, Angela, ci porta alla scoperta di Lipari, la più grande delle sette isole che compongono l'arcipelago vulcanico. Anche questa, a prima vista, sembra molto graziosa: la piazza del porto è piena di locali che stanno cominciando a riaprire adesso, per la bella stagione; un castello, ora adibito a museo, si erge nella parte più alta dell'isola; sul corso non mancano boutique di gran classe e negozi di souvenir, tra cui spiccano nere pietre lucenti, l'ossidiana nata dalla solidificazione della lava del vulcano. Proprio sul più bello, ci coglie la pioggia, ma proseguiamo comunque il nostro viaggio verso Vulcano, un'altra isola il cui nome dice tutto. Su di essa, infatti, un vulcano ancora attivo sparge nell'aria un acre odore di zolfo e copre la visuale con fumi bianchi che spuntano da buche nel terreno. Molti tedeschi, incuranti delle basse temperature esterne, fanno il bagno nelle pozze di acqua sulfurea bollente. Mi sarei buttata anche io se non ci fosse stato tutto quel vento! E invece abbiamo solo potuto fare qualche foto sulla spiaggia: i residui di ferro e di altre sostanze provenienti dal vulcano hanno conferito alle spiagge colori fantastici, fatti di sfumature del nero e del rosso, che sembrava di essere su Marte! Il rientro a Milazzo è stato abbastanza traumatico: mare forza tre con conseguente subbuglio interiore. Solo la breve durata della traversata ha fatto sì che non finisse nel peggiore dei modi.



Per tirare le somme (dato che ho scritto più di quanto avrei voluto), la vacanza è stata senz'altro di mio (nostro) gradimento. Certo mancava la compagnia giusta, ma tutto sommato abbiamo visto posti che da soli sarebbe stato difficile vedere e ci siamo fatti un'idea su una prossima possibile vacanza in quei posti. Magari d'estate, così per poter saggiare anche il mare (vedere quel blu e non potercisi tuffare...!). Già ci vedo: prendere possesso della nostra camera del Bed & Breakfast di Lipari, affittare un motorino e scorrazzare per l'isola... Ovviamente, guido io!
lunedì 5 marzo 2012
E tu vieni in vacanza a Trento?

mercoledì 27 aprile 2011
Parigi




domenica 3 aprile 2011
Reportage: Verona
L'Arena di Verona, fuori, dentro e tutt'intorno. Prendo in prestito la frase di una turista spagnola che lo descriveva ai suo compagni come un "piccolo colosseo" (cosa che in effetti è). Teatro romano, costruito nel primo secolo d.C. Per chi ha visto il colosseo direi che può tranquillamente evitare di spendere quell'enormità del costo del biglietto, considerando che dentro si faranno solo un paio di foto mentre in platea degli operai montano il palco per il prossimo spettacolo;
il balcone di Giulietta, che si affaccia in un cortile sempre gremito di persone in fila per fare la foto mentre si tocca il seno di una statua della povera ragazza (che porti fortuna? bah...). Architettonicamente parlando abbastanza impersonale, il luogo ha certamente un valore simbolico, ed è giusto che sia così. Magari, però, eviterei di permettere alle coppiette innamorate di incidere i loro nomi nella pietra lì intorno...
Corso Mazzini e Pazza delle Erbe, il centro commerciale della città, il primo con le boutique e i negozi più prestigiosi, la seconda con le bancarelle dei souvenir e dei prodotti tipici della cucina veneta. Nella piazza si incontrano una fontana e un obelisco sulla cui sommità sta appollaiato un leone, simbolo di San Marco e simbolo della vicina città di Venezia;
la basilica di San Zeno, patrono della città di Verona, è una delle cattedrali più bizzarre che io abbia mai visto. Innanzi tutto si sviluppa in lunghezza ed è costruita su tre livelli: al livello strada si trova l'ingresso, immenso, ma spoglio, con solo delle cappelle laterali; verso la metà della lunghezza della chiesa si trovano delle scalinate: una, che scende, porta verso la cripta dove è custodito il corpo di San Zeno, mentre l'altra, che va verso l'alto, porta alla chiesa vera e propria con altare, abside, panche per i fedeli. Purtroppo non abbiamo potuto vedere quest'ultima parte perchè off limits causa matrimonio, ma pare che proprio vicino all'altare sia custodita una tavola del Mantegna. Sicuramente da visitare;
il Castelvecchio e il ponte scaligero: costruiti nel XIV secolo su ordine di Cangrande II della Scala, il primo per difenderlo, e il secondo per scappare, in caso di sommosse popolari. Sono entrambi perfettamente conservati e il castello ospita un importante museo civico;
Siamo anche riusciti nell'impresa titanica di salire 200 gradini per arrivare in una zona panoramica della città e scattare qualche foto dall'alto. Il colpo d'occhio è davvero fantastico e soprattutto da lì ci si rende conto di quante chiese siano disseminate per la città. E' davvero impressionante la densità di campanili in pochi chilometri quadrati. Sono arrivata al punto di chiedermi se fosse Verona, e non Praga, a dover essere chiamata "la città delle cento torri".
Bene, credo di avere scritto fin troppo. Ora sta a voi dire la vostra! Aspetto i vostri commenti...
Per quanto riguarda le motivazioni del viaggio, vi rimando al blog di Luigi, che vi spiegherà tutto. ;)
giovedì 31 marzo 2011
Sì, viaggiare!
[presto su questo blog il reportage completo]
giovedì 30 dicembre 2010
Bilanci & bilance
martedì 21 dicembre 2010
Natale a Rio


(Tetti di Riofreddo)
(tanto per rimanere in tema neve...) domenica 14 novembre 2010
Vedi Napoli e poi...
Ebbene, Napoli l'ho vista ieri, per la seconda volta nella mia vita (cosa scandalosa data la vicinanza geografica e i treni ogni ora). L'ho vista parzialmente sia perchè una densa foschia e un cielo plumbeo che non ti aspetti impedivano al mio occhio di acchiappare tutte le forme e tutti i colori (coprendomi, peraltro, la punta del Vesuvio e le isole poco lontane), sia perchè, col poco tempo a disposizione e le mille cose da fare, non ho potuto girovagare liberamente fino a scoprire ogni angolo della città, come faccio in genere quando un posto mi colpisce particolarmente. Perchè, sì, Napoli mi ha colpita. Intanto, guardandola dall'alto, dalla terrazza della Certosa di San Martino, ho notato, non con poca meraviglia, di come non si riuscissero a distinguere le strade: vedevo, sotto di noi, solo case gialle e rossastre che si inseguivano fino ad arrampicarsi sulla collina, ma niente strade! Ho subito reso partecipi di questa osservazione i miei magnifici compagni di viaggio, i miei ciceroni: la famiglia dei "Calisi del borgo" al gran completo. Il Calisi senior mi ha detto che sì, effettivamente le strade a Napoli sono grandi quanto lo spazio minimo necessario per far passare due auto (molto più spesso sono proprio vicoli a senso unico) e che non esistono strade ad alto scorrimento. "Qui una Cristoforo Colombo sarebbe impensabile" [ricorrenti, in questa prima fase della gita e soprattutto da parte del Calisi-di-mezzo, parallelismi con la capitale, che, a confronto con Napoli, diventa improvvisamente per quest'ultimo la città più bella e funzionale al mondo]. In compenso si distinguono nitidamente la basilica di Santa Chiara, col suo grande chiostro sul retro, la piazza Gesù nuovo con al centro la guglia dell'Immacolata e,soprattutto, via Benedetto Croce, meglio conosciuta col soprannome di "Via Spaccanapoli" poiché si dice che questa tagli esattamente in due la città.
Dopo un lauto pasto a casa di nonno Luigi e nonna Rosa in compagnia di gran parte della famiglia riunita per festeggiare il neo-laureato [parte su cui non mi soffermo, altrimenti dovrei scrivere 20 pagine di post], riprendiamo il nostro tour, stavolta comodamente seduti in macchina e scarrozzati da zia Teresa che ci porta alla scoperta di Posillipo, altro quartiere "in" della città, reso celebre (almeno per parte dell'universo femminile italiano) dalla soap opera "Un posto al sole". Anche in questo caso, e con una pazienza degna di Giobbe, la macchina si ferma di tanto in tanto, ci fa scendere tutti e permette alla me turista di scattare foto in quantità, mentre gli altri mi spiegano dove e cosa guardare: ho visto il San Paolo (!), ho visto Ischia e Capri e pure il promontorio di Pozzuoli, ho visto Castel dell'Ovo e il Maschio Angioino. Prima di scendere verso il lungomare, ci fermiamo anche lì dove un tempo c'era il pino marittimo, indiscusso, anche se non unico, protagonista di ogni cartolina di Napoli. Ei fu, povero pino. Pare che qualche anno fa si sia ammalato e l'abbiano dovuto rimuovere. Al suo posto adesso ne hanno piantato un altro, ma è piccolino e un po' spelacchiato, niente a che vedere col suo predecessore. Inoltre, pare anche che l'inquilino della casa che affaccia sul pezzo di terra dove cresce il pino abbia vietato ai pullman di turisti di fermarsi per fare foto... mah!



