Ora sta venendo fuori il critico televisivo che è in me, che pure in genere sono buona come Mollica (nel senso del giornalista, ma anche nel senso di "buona come il pane") e mica cattiva come Grasso.
Durante il Festival della canzone italiana voi, illustrissimi direttori generali/artistici, non mi potete sparare QUARANTA minuti di monologhi deliranti di Adriano Celentano che spara a zero su chiunque solo perchè a lui (e solo a lui) è concesso fare e dire tutto senza che nessuno dica niente. Per non parlare della sua entrata in scena: una serie di effetti speciali simulavano l'imminente terza guerra mondiale con tanto di cacciabombardieri che facevano esplodere l'Ariston. Avrebbe potuto cantare tutto il tempo e l'avrei ascoltato senza fiatare. "Facciamo finta che sia vero" merita davvero, con l'inconfondibile apporto di Battiato.
Altre cose che si sarebbero proprio potuti risparmiare: la Canalis che personificava l'Italia, l'intervento dalla platea di Pupo che cercava di contrapporsi a Celentano, uscendo ovviamente distrutto dal confronto.
Promuovo, invece, le canzoni, almeno parte di quelle che sono riuscita a sentire finora: Dolcenera, Bersani e Noemi mi hanno quasi del tutto convinta al primo ascolto. Parlando da sua estimatrice, mi aspettavo qualcosa in più da Renga. Tutto sommato senza infamia e senza lode le canzoni (e le voci) di Civello e Fornaciari.
Promuovo i soliti Luca e Paolo canterini e Rocco col cappotto e la cartellina da "tecnico".
Ivanka si è smontata ancora prima di cominciare, quindi un non classificato per lei.