Visualizzazione post con etichetta musica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta musica. Mostra tutti i post

mercoledì 20 luglio 2011

Una settimana intensa

E' decisamente giunto il momento di aggiornare questo blog, anche perchè, come si evince dal titolo, ne sono successe di cose questa settimana!

Cominciando dal principio, dal 13 luglio ho iniziato questa nuova, mattissima esperienza che i più chiamano tirocinio, gli internazionalisti chiamano stage, chi dice le cose come stanno, sfruttamento-di-manodopera-giovanile-bisognosa-di-crediti-formativi. E già è cominciata col piede sbagliato dato che alla vigilia del mio primo giorno ho pensato bene di prendermi un virus intestinale! Con due giorni di ritardo rispetto alla tabella di marcia mi sono presentata nell'ufficio dove ha sede la casa editrice all'orario stabilito, forse anche un po' in anticipo (come è mia cattiva abitudine fare) e ho trovato un nutrito gruppo di donne (come in ogni redazione che si rispetti la proporzione è un uomo ogni dieci donne, e anche qui è decisamente rispettata questa regola non scritta) sedute intorno a una scrivania con le rotelle posizionata in mezzo alla stanza e usata a mo' di desco: una sbucciava una papaya, altre sgranocchiavano snack ipocalorici e altre ancora parlavano di quali alimenti non dovessero proprio mancare in una dieta. Sono rimasta impietrita e imbarazzata quando ho capito che nessuno mi si filava. Solo la segretaria C. è stata da subito carina con me: ha fatto un giro di presentazioni e ha cercato di farmi entrare nel gruppo; per tutti gli altri ero praticamente trasparente. Nell'ufficio c'ero già stata per firmare dei documenti, ma non mi ero mai fermata ad osservarlo come si deve. Si tratta di un open space pieno di scrivanie (ognuna delle quali dotata di proprio computer Apple), intramezzato ogni tanto da librerie piene di volumi o di manoscritti di giovani, speranzosi, potenziali esordienti che aspettano di essere letti. E' tutto apparentemente in disordine, ma si ha la sensazione che non possa essere altrimenti. Il mio lavoro per ora è consistito in una catalogazione dei titoli stranieri che la casa editrice potrebbe acquistare, tutto rigorosamente al computer (e infatti mi sa che alla fine di questo stage mi sarò giocata i miei undici decimi!). Pian piano che i giorni passano, comunque, mi sento sempre più a mio agio lì dentro e anche le altre mi cominciano a prendere quantomeno in considerazione (piccole soddisfazioni della vita!). E spero che andando avanti andrà sempre meglio!

Il 15 luglio è stata poi la volta del Concerto dell'estate: Franco Battiato a Capannelle, nell'ambito del Rock in Roma. La compagnia era delle migliori: alcuni compagni di università (Niccolò, Annalisa e Cecilia), la solita, solida presenza di Andrea (che finge di essersi dimenticato i biglietti a Terracina) e la new entry, Ivo. [Finalmente, dopo quattro anni sono riuscita a conoscere Ivo, colui che mi dicono essere l'alter ego di Luigi, cosa che non sono riuscita ad appurare a causa del poco tempo a disposizione.] Comunque Roma è sempre Roma, e per fare 20 chilometri ci abbiamo messo un'ora e quaranta (!), mentre il povero Andrea aspettava tutto solo a Capannelle. Una volta arrivati sul luogo del concerto decidiamo di mangiare qualcosa: facciamo una fila impressionante a uno stand per poi scoprire che sono finiti i panini con la salsiccia e che rischiano di finire anche quelli con gli hamburger! Annalisa e io eravamo già sul piede di guerra! Insomma, per prendere i panini facciamo pure tardi, arriviamo nella zona palco che Francuzzo ha già iniziato a cantare (voce stranissima, la sua, a sentirla da lontano, non sembra la voce di un vecchietto, tanto che pensavo che non fosse lui, ma un gruppo spalla). Proviamo ad adottare la tecnica del serpentone per cercare di avvicinarci il più possibile al palco, ma non arriviamo molto lontano. Ci infiliamo in un buco lasciato vuoto da dove io, piccola come sono, non riesco nemmeno a vedere il palco (e pare mi sia persa i simpatici balletti di Battiato!). Noi ragazze eravamo davvero poco preparate, mi dispiace dirlo. Io avrò conosciuto al massimo 5-6 canzoni e su due ore di concerto non è proprio il massimo. Ma anche nonostante questo il concerto è stato molto coinvolgente, soprattutto da quando Battiato ha cominciato a interagire con il pubblico. Rimarrà nella storia la scenetta: qualcuno lancia un disco sul palco, Battiato legge il titolo "Staccionata Ecce" ed esclama "Bravi! Avete unito il latino e l'italiano!". Che soggetto bizzarro! In scaletta ci sono pezzi storici [Shock in my town, Auto da fè, Gli uccelli, Cucuruccucù, La Cura, Voglio vederti danzare, E ti vengo a cercare, Tra sesso e castità, L'era del cinghiale bianco], con alcune impensabili omissioni [Bandiera bianca, Alexander Platz] e altre chicche a sorpresa [Stranizza d'amuri, in dialetto siciliano] e lasciando uno spazietto finale per un "a gentile richiesta" [L'animale, per la gioia delle nostre vicine urlanti]. Quindi, poco prima della mezzanotte, cala il sipario sullo show. Aspettiamo che la folla defluisca, salutiamo parte del gruppo e Andrea, Ivo ed io torniamo a Terracina. Manco a dirlo, in macchina si ascolta ancora Battiato, mentre si chiacchiera del più e del meno. Serata davvero piacevole.

La nota dolente è arrivata sabato, giorno della vigilia della partenza di Luigi per Dublino, dove starà per tre settimane per migliorare il suo inglese. Al momento della prenotazione ero super contenta, galvanizzata, forse più di lui, perchè di vacanze studio ne ho fatte tante e ne ho sempre un ottimo ricordo. Nel momento in cui la partenza si avvicinava, però, ovviamente le mie buone intenzioni sono andate a farsi benedire ed è subentrata l'egoistica voglia di tenerlo con me, cosa peraltro non fattibile. E così l'ho visto partire. Sono passati appena cinque giorni, ma in questa strana percezione spazio-temporale mi sembra molto di più. Meno male che skype e le e-mail ci danno una mano! E meno male che ci sono i miei amici a tirarmi sù il morale!

domenica 17 gennaio 2010

Recensioni di una mente contorta

Elettra
Ultimo disco della cantantessa, tornata col botto, come direbbero a Roma, dopo mesi (anni) di latitanza dal panorama musicale italiano. Adesso direte che sono di parte, ma questo suo ultimo lavoro è davvero impressionante! C’è dentro di tutto, a cominciare da un meraviglioso mix di musicalità geograficamente distanti come quella siciliana, sudamericana (a tratti caraibica, azzarderei), addirittura balcanica e nord europea, sempre accompagnate dai testi ricercatissimi che la contraddistinguono. E il suo continuo sperimentare si percepisce anche dagli stessi testi, in cui sempre più spesso alterna l’italiano ad altre lingue, come l’arabo, il francese e soprattutto il suo amato dialetto catanese, da cui, per fortuna, non è riuscita a staccarsi neanche dopo i suoi lunghi soggiorni oltre oceano. Adoro in particolare queste canzoni, mi sembra siano ancora più vere, interpretate con più passione, con più orgoglio. A questo proposito vi consiglio di ascoltare ‘A finestra, tratta da quest’ultimo album. Anche se probabilmente non capirete niente, sono sicura che vi farete coinvolgere!
Un’altra cosa a cui ho fatto caso solo ora è che anche lei, come Fabrizio De Andrè (Stefano mi odierà per questa azzardata similitudine), tende a dedicare parecchie sue canzoni a persone (o stereotipi di persone) determinate, come ha fatto ad esempio Contessa miseria, Signor Tentenna, Eva contro Eva, Mio zio, Elettra. In questo modo, infatti, non solo si può prendere spunto dalla vita reale a dalle bizzarre persone che popolano questo mondo, ma si evita di essere banali o ripetitivi.
Qui a Bilbao ho conosciuto molte ragazze siciliane che adorano Carmen Consoli quasi quanto me, ma in generale so che a molti non piace, per il suo stile, per la sua voce, per la sua “ricercatezza”, non so. Poi c’è però un’altra categoria di persone che chiamerei “gli scettici”: ecco, a questi consiglio vivamente di ascoltare questo suo nuovo lavoro, perché secondo me merita davvero.
Concludo dicendo che il connubio con Consoli-Battiato è uno dei più azzeccati, almeno da vent’anni a questa parte, e spero continuino a regalarci sempre nuove “chicche”.

Emmaus
Non voglio parlarvi di religione, state tranquilli. “Emmaus” è solo il titolo che Alessandro Baricco ha scelto per il suo ultimo romanzo. Non mi dilungherò nell’elogiare il suo stile, anche perché la molti di voi già lo conoscono, e lo adorano perfino. Volevo solo parlarvi delle mie impressioni a riguardo. È un libretto piccolo piccolo, molto diverso dai suoi precedenti romanzi. Coordinate spazio temporali sono pressoché assenti, ma dà comunque l’idea di essere molto realistico, molto verosimile. È la storia di quattro adolescenti, Luca, Il Santo, Bobby e l’io narrante senza nome (che a me piace pensare possa essere l’autore stesso a quell’età) attaccati quasi con aggressività alla loro fede cristiana, a cui si sentono di appartenere “per tradizione”, e alle loro famiglie borghesi, fatte di persone normali che vivono in “un mondo in cui si spegne la luce uscendo dalle stanze – le poltrone sono coperte dal cellophane, in sala”. Dall’altra parte c’è Andre, una ragazza (al contrario di quello che il nome ci suggerisce) bella e dannata, che appartiene al mondo di quelli che “sono semplicemente ricchi” e in cui “la chimica della vita non produce formule esatte ma spettacolari arabeschi”. La maggior parte delle volte i due mondi convivono, distinti e separati, senza darsi troppo fastidio. Ma a volte, pur non volendo, possono entrare in contatto. Ed è a questo punto che comincia il confronto: i valori nei quali si credeva fermamente crollano, ci si perde per strada mentre si cercano risposte alle classiche domande esistenziali che ognuno di noi si fa, almeno una volta nella vita. Inizia, insomma, il confronto, mirato a cercare di capire chi stia meglio di chi, chi sia più vicino a Dio, chi più vicino alla morte. E non in tutti i casi la risposta esatta è quella più intuitiva.
 
Licenza Creative Commons
This opera is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.5 Italy License.