
Ieri sera ho finalmente colmato una delle mie tante lacune in campo cinematografico. Su suggerimento di diverse persone (ad esempio l'illustrissimo professor P. e la nostra Miky) e grazie all'ausilio tecnico dello "scaricatore" Marco, sono riuscita a vedere Memento, film di Christopher Nolan del lontano 2000.
Le mie aspettative, alimentate da tali e tanti commenti positivi, erano altissime e, fortunatamente, non sono state deluse. Anzi.
La trama del film è un grande punto interrogativo per lo spettatore fino all'ultimo minuto della pellicola. Il finale sorprende e sconvolge, pur non lasciando niente di inspiegato: all'ultimo momento lo spettatore avrà in mano tutti gli elementi per ricostruire il puzzle della vicenda.
Fin qui, potrebbe sembrare un film come tanti altri: svolgimento della storia, climax, colpo di scena finale. E anche la trama, se vogliamo, rappresenta il cliché del marito che vuole vendicare la morte della moglie, vista e rivista in tantissime pellicole.
La verità è che ciò che è davvero innovativo, cervellotico e intrippante di questo film è la sceneggiatura (e il montaggio che la segue): l'intero film è strutturato in modo tale che lo spettatore si immedesimi nel personaggio principale, assumendone il punto di vista (quindi calandosi dentro la storia), ma anche la sua patologia, un disturbo della memoria a breve termine avuto in seguito a un incidente che non gli permette di assimilare nuovi ricordi. Per riuscire a vivere nonostante questo suo handicap, il protagonista utilizzerà una serie di biglietti e tatuaggi che serviranno di volta in volta a fargli ricordare chi è, ma soprattutto qual è il suo fine ultimo. Per fare in modo che vi sia una perfetta sintonia tra personaggio e spettatore (e che il secondo non sappia nulla più del primo) la storia viene svelata dalla fine all'inizio, attraverso delle microsequenze, il cui finale coincide con l'inizio della sequenza vista in precedenza (sì, lo so, scritto così sembra difficile da afferrare, lo dovete vedere per capire).
Insomma, se mai vi capiterà di imbattervi in questo film mettetevi l'anima in pace e:
- non sperare di poterlo vedere e capire se lo beccate già iniziato su qualche canale strano del digitale terreste
- non sperare di riuscire a capire tutto e subito. Anche se a un certo punto vi sembrerà di avere la verità in tasca, state tranquilli: la vostra idea è senz'altro sbagliata.
- non sperare di riuscirlo a vedere se siete stanchi/insonnoliti/mentalmente apatici. Ci vuole un sacco di concentrazione
Se, nonostante questi elementi dissuasori, vi sarà venuta voglia di vedere questo film vi consiglio caldamente di farlo, in modo da poter rispondere all'unica domanda alla quale non sono riuscita a dare una risposta: perchè il tipo del Discount Inn porta Leonard in una camera (21) per poi dirgli che invece la sua camera era un'altra (324)?


