venerdì 18 marzo 2011

Je suis, tu es, il est...

Ho ricominciato a seguire, dopo almeno 8 anni, un corso di Francese. Sono solo alla seconda lezione e so a malapena dire le mie generalità. Però la prof mi piace: innanzi tutto, per inquadrare il tipo, è necessario dire che è sì di origine francese, ma vive a Napoli ormai da diverso tempo. Alla nostra prima lezione si è presentata con una stampella dicendo di essersi fratturata un ginocchio cadendo da un soppalco di casa sua. La tipa si è integrata talmente bene nella sua nuova città che, per tradurre una parola francese in italiano, ha fatto ricorso a un vocabolo a noi sconosciuto subito correggendosi: "Ah, no, scusate! Quello era in napoletano!" (Scena davvero surreale)


Bene, oggi la prof si è superata. Ha dato ad ognuno di noi una lista intitolata "101 idee d'arte da fare da soli" dicendoci, con un certo sarcasmo, che un artista francese era stato addirittura pagato per fare una cosa del genere! L'opera d'arte in questione si trova in un museo di arte contemporanea a Venezia e viene distribuita gratuitamente ai gentili visitatori...


Avrei voluto pubblicare l'intera lista, ma una versione italiana non la trovo. Spero riusciate a vedere il video che vi ho postato e a capirci qualcosa!

venerdì 4 marzo 2011

Il cigno nero


Uno dei film più inquietanti che mi sia mai capitato di vedere. Probabilmente se l'avessi visto con mia madre, avrebbe trovato assurde analogie con il terribile "Arancia meccanica" e, come trent'anni fa, avrebbe abbandonato inorridita e sconvolta la sala. Invece mi sono portata dietro Luigi, suo malgrado.
La trama non sto qui a raccontarvela, prima di tutto perché è il classico film aperto a diverse interpretazioni: ognuno potrebbe farsene una propria vedendolo e quindi perché togliervi questo piacere? In secondo luogo perché non è quella che colpisce (e stordisce) nel film (e anzi, a ben vedere, sembra anche abbastanza banalotta).
"Il cigno nero" è il classico esempio di film che non saprei se consigliarvi o sconsigliarvi. Per carità, la prova di Natalie Portman è davvero ben riuscita: il suo personaggio è molto complesso, sospeso tra la necessità di raggiungere la perfezione nella sola cosa che le riesca - la danza - forse anche per un senso di rivalsa nei confronti di una mamma onnipresente, e le sue fragilità che rasentano la malattia psichiatrica. Nel complesso, però, posso sicuramente dire che il film non mi ha esaltato e che ho trovato delle scene assolutamente incomprensibili e addirittura inutili, che rendono un thriller psicologico (quale dovrebbe essere questo) un film splatter. Pur entrando in sala senza conoscere nel dettaglio la trama, dopo pochi minuti dall'inizio comincia ad avvertirsi un senso di inquietudine che tende a crescere man mano che la storia va avanti, fino ad arrivare al tragico epilogo finale, forse inaspettato (o forse no).
Insomma, da una parte vorrei che lo vedeste così poi potremmo discuterne insieme, dall'altra mi sento di dirvi di non andare. Soprattutto per quelli che, come me, non hanno uno stomaco che regge certi colpi...

domenica 27 febbraio 2011

Migrazioni

Se chiedi a un ornitologo, penserà ai suoi amati uccelli; se chiedi a un economista, penserà ai flussi di lavoratori o di capitali che si spostano da un Paese a un altro. Se lo chiedete a me, penso solo ai miei amici. Ricorderò questo 2011 come l'anno delle migrazioni. Tra chi è in partenza e chi è già partito, mi sento il centro di un sistema che mi ruota intorno: io sto ferma, mentre intorno a me tutto cambia. Non mi ero mai sentita così prima di adesso. Finora sono sempre stata io quella che partiva, che cambiava città, che passava le vacanze altrove, mentre gli altri rimanevano qui, come porti sicuri ai quali potevo fare ritorno se le cose fossero andate male, come un paracadute o una porta d'emergenza da aprire nel momento del bisogno. E la consapevolezza di tutto ciò mi aiutava a sopportare la lontananza e le difficoltà. Ora tutto è cambiato. Io sono ferma, gli altri partono. Io divento il paracadute. Spero di essere all'altezza di questo difficile compito, anche se per me è la prima volta e anche se mi sale sempre il magone ogni volta che ci penso.

Approfitto del post superglicemico che sto scrivendo per salutare Giulia e Marco (una a Trento e l'altro a Perugia), per mandare loro un bacio e per fare loro i complimenti per la loro idea. Sarà un bellissimo modo per tenersi in contatto e per raccontarci quello che succede! Aggiornateci!!!
Saluto poi Andrea (Perroni, Pdm, Drendre, ecc...) che tra poche ore partirà per Londra. E' vero, non è che, stando lui a Firenze e io a Roma, ci vedevamo spesso, ma è stata comunque dura salutarsi con la consapevolezza che, se tutto andrà bene, ci rivedremo tra due mesi. Insomma, Andrè, mi mancherai un sacco! Spero che anche tu ti deciderai a rispolverare il tuo blog... Ormai sei diventato il nostro corrispondente da Londra!
Tra qualche mese, poi, partiranno anche Tiziana e Gabriele alla volta della Svizzera e così anche un piccolo pezzo della mia storia universitaria se ne andrà. Ragazzi, incrocio le dita per voi (e soprattutto per Tizi che aspetta la risposta...)!

Bene, ok, ho finito. Mi scuso con i miei pochi - ma buoni - lettori per questo post sfogo/tributo.

Valeria


P.S. Comunque una cosa buona in tutto questo c'è: potrò viaggiare scroccando alloggi! :P



martedì 15 febbraio 2011

L'amore secondo...

PEYNET




KLIMT






CANOVA







CHAGALL




giovedì 20 gennaio 2011

A proposito di libri

"Vogliamo dei libri necessari, libri che si possano leggere all'indomani di un funerale quando per il troppo pianto non ci sono più lacrime, quando non ci si regge più in piedi, inceneriti dal dolore; libri che siano come parenti stretti dopo aver messo a posto la camera del figlio morto, dopo aver ricopiato i suoi diari per averli sempre con sé, dopo aver respirato mille volte i suoi vestiti nell'armadio, quando non c'è altro da fare; libri per le notti in cui, malgrado lo sfinimento, non si riesce a dormire e si desidera solo liberarsi delle visioni ossessive; libri che abbiano un peso (...)
Noi non sappiamo che farcene di libri insignificanti, dei libri vuoti, dei libri fatti per piacere.
Noi non vogliamo libri raffazzonati, scritti in fretta e furia, si sbrighi, me lo finisca per luglio, a settembre facciamo un lancio come si deve e ne vendiamo centomila copie sicuro.
Vogliamo libri scritti per noi che dubitiamo di tutto, che piangiamo per un niente, che sobbalziamo per ogni minimo rumore alle spalle.
Vogliamo libri che al loro autore siano costati molto, libri in cui si siano depositati i suoi anni di lavoro, il suo mal di schiena, i suoi punti morti, qualche volta il suo panico all'idea di perdersi, il suo scoraggiamento, il suo coraggio, la sua angoscia, la sua tenacia, il rischio che si è assunto di sbagliare.

Vogliamo libri splendidi che ci tuffino nello splendore del reale e lì ci tengano avvinti; libri che ci provino come l'amore sia all'opera nel mondo accanto al male e totalmente contro di lui, anche se talvolta non si capisce (...).
Vogliamo libri che non ignorino niente della tragedia umana, niente delle meraviglie quotidiane, libri che ci facciano entrare l'aria nei polmoni."

[Laurence Cossé, La libreria del buon romanzo, edizioni e/o, 2010]

giovedì 30 dicembre 2010

Bilanci & bilance

Il mio Natale è trascorso pigro e lento, come piace a me. Mi sono dedicata a tutte quelle cose che mi piace fare, ma che sacrifico sempre per colpa della mia vita frenetica e piena di impegni. E così ho passato interi pomeriggi a leggere (finendo un romanzo e cominciandone subito un altro), ad ascoltare De Andrè (rigorosamente in cuffia, resistendo alla tentazione di cantare per non urtare la sensibilità di mio fratello e della sua svolta rap), a passeggiare sotto la pioggia (la neve si era già sciolta) con mia madre e a mangiare cioccolatini con cadenze regolari.
E' stato anche un Natale che ci ha costretto a stare tutti insieme, noi quattro. A volte una casa di pochi metri quadrati e la scarsità di apparecchi tecnologici possono fare miracoli! Abbiamo passato intere serate a giocare a Cluedo, cercando di spiegare ai miei genitori come funzionasse (con un padre che, giocando ad Indovina chi?, subito dopo aver saputo che il mio personaggio aveva i baffi, mi chiedeva se doveva eliminare quelli con i baffi o quelli senza capirete che non è stata propriamente una passeggiata...).
Sono anche stata molto contenta di rivivere la cerimonia del Natale a Riofreddo: durante la messa della mezzanotte, infatti, ha luogo un rito tutto particolare chiamato La Pastorella e che consiste in una piccola processione di bambini vestiti da pastori che agitano rami d'ulivo (o di un altro albero, più facilmente reperibile a Riofreddo), seguiti da un gruppo di suonatori di cornamusa e di un coro che intonano Tu scendi dalle stelle e da un pastore che porta sulle spalle un vero agnellino che poi verrà adagiato ai piedi dell'altare e accompagnerà tutta la messa con il suo belare. E' stato davvero toccante e devo aver avuto una faccia talmente rapita che mia madre mi ha chiesto con voce stupita se non mi ricordassi di averla già vista, tempo addietro, ancora bambina. Effettivamente non mi ricordavo per niente, ma forse proprio per questo me la sono gustata così tanto e fino in fondo.
Sono passate le feste, un giorno di stop, e poi il mio compleanno. Ventidue, ragazzi, ci pensate? Sono abbondantemente lontana dall'adolescenza e pericolosamente vicina ai venticinque (che, sono sicura, arriveranno in un attimo). Durante la notte ci ho pensato e ho fatto fatica ad addormentarmi. E' stato il giorno del mio ricongiungimento con Luigi dopo cinque giorni di lontananza (che per noi sono tantissimi!). Ci ha raggiunti a Riofreddo giusto in tempo per fare una bella passeggiata per il paese e per gustarci un bel pranzo a Villa Celeste. Nel pomeriggio, dopo una breve sosta a Roma, il rientro a casa. La sera l'abbiamo trascorsa a casa di Giulia, com'è ormai consuetudine, che stavolta per l'occasione si è cimentata in un bellissimo e buonissimo profitteroles che è stato prontamente fatto fuori dalla combriccola. La candelina rosa in cima alla montagna di bignè è stata spenta e spezzata a metà mentre esprimevo uno dei miei tanti desideri. Pochi sms e telefonate di auguri, quelli delle persone a me più vicine, e niente squallidissima e impersonalissima sfilza di auguri anonimi su facebook. Credo sia giusto così.
Si sta per chiudere l'anno ed è l'ora di stilare il bilancio dell'anno passato e la lista dei buoni propositi per quello che verrà. No, scherzo, non vi voglio ammorbare oltre, e poi sono cose private, queste! Spero però vi rallegrerete nel sapere che almeno la bilancia è stata clemente con me: neanche mezzo etto acquisito durante queste vacanze! Sono soddisfazioni...

martedì 21 dicembre 2010

Natale a Rio

(rivendico il copyright del titolo di questo post, nonostante possa sembrare il titolo di un vecchio cinepanettone)

(Riofreddo innevato)


Tra poco più di 48 ore mi ritroverò nel Paesello ricoperto di neve. Già di per sé l'idea non è molto allettante, almeno per me e per il mio essere cronicamente freddolosa. Si è aggiunta però anche un'altra straordinaria notizia: il freddo eccezionale di questi ultimi giorni ha fatto gelare l'acqua nei tubi e dovremo quindi fare i salti mortali per lavarci, cucinare... bello, no? Ci si potrebbe quasi fare un reality, di quelli che vanno di moda adesso, dove la gente deve dimostrare di sapere vivere in condizioni estreme, adattandosi. Va bene, vi farò sapere al mio ritorno come me la sono cavata.

Se non altro almeno quest'anno ha nevicato nei tempi giusti, mica come quell'anno in cui nevicò a Pasqua, a metà aprile (!), e don Piero durante la messa se ne uscì dicendo cose tipo "Buon Natale!" o "Se vi addormentate faccio suonare le zampogne!". (Don Piero è solo uno dei personaggi riofreddani. Ora che ci penso potrei proprio scrivere un post al riguardo...)



(Arco di Via Valeria innevato)



(Tetti di Riofreddo)

[Comunque bisogna ammettere che la neve ha sempre il suo fascino. Credo soprattutto per noi che non siamo abituati a starci a contatto e che non ne subiamo i disagi, conservando una visione romantica della cosa e fermandoci imbambolati davanti alla finestra ogni volta che cade qualche fiocco. Che ne pensate?]

Ditemi, ditemi: voi che farete durante queste feste?


Concludo questo post stranamente autobiografico augurandovi un Buon Natale e buone feste in generale (anche se magari prima di Capodanno ci riusciamo a vedere)...



(tanto per rimanere in tema neve...)
 
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