domenica 27 febbraio 2011
Migrazioni
martedì 15 febbraio 2011
giovedì 20 gennaio 2011
A proposito di libri
"Vogliamo dei libri necessari, libri che si possano leggere all'indomani di un funerale quando per il troppo pianto non ci sono più lacrime, quando non ci si regge più in piedi, inceneriti dal dolore; libri che siano come parenti stretti dopo aver messo a posto la camera del figlio morto, dopo aver ricopiato i suoi diari per averli sempre con sé, dopo aver respirato mille volte i suoi vestiti nell'armadio, quando non c'è altro da fare; libri per le notti in cui, malgrado lo sfinimento, non si riesce a dormire e si desidera solo liberarsi delle visioni ossessive; libri che abbiano un peso (...)
Noi non sappiamo che farcene di libri insignificanti, dei libri vuoti, dei libri fatti per piacere.
Noi non vogliamo libri raffazzonati, scritti in fretta e furia, si sbrighi, me lo finisca per luglio, a settembre facciamo un lancio come si deve e ne vendiamo centomila copie sicuro.
Vogliamo libri scritti per noi che dubitiamo di tutto, che piangiamo per un niente, che sobbalziamo per ogni minimo rumore alle spalle.
Vogliamo libri che al loro autore siano costati molto, libri in cui si siano depositati i suoi anni di lavoro, il suo mal di schiena, i suoi punti morti, qualche volta il suo panico all'idea di perdersi, il suo scoraggiamento, il suo coraggio, la sua angoscia, la sua tenacia, il rischio che si è assunto di sbagliare.
Vogliamo libri splendidi che ci tuffino nello splendore del reale e lì ci tengano avvinti; libri che ci provino come l'amore sia all'opera nel mondo accanto al male e totalmente contro di lui, anche se talvolta non si capisce (...).
Vogliamo libri che non ignorino niente della tragedia umana, niente delle meraviglie quotidiane, libri che ci facciano entrare l'aria nei polmoni."
[Laurence Cossé, La libreria del buon romanzo, edizioni e/o, 2010]
giovedì 30 dicembre 2010
Bilanci & bilance
martedì 21 dicembre 2010
Natale a Rio


(Tetti di Riofreddo)
(tanto per rimanere in tema neve...) martedì 23 novembre 2010
Una bicicletta e due fedi di latta

Valeria
domenica 14 novembre 2010
Vedi Napoli e poi...
Ebbene, Napoli l'ho vista ieri, per la seconda volta nella mia vita (cosa scandalosa data la vicinanza geografica e i treni ogni ora). L'ho vista parzialmente sia perchè una densa foschia e un cielo plumbeo che non ti aspetti impedivano al mio occhio di acchiappare tutte le forme e tutti i colori (coprendomi, peraltro, la punta del Vesuvio e le isole poco lontane), sia perchè, col poco tempo a disposizione e le mille cose da fare, non ho potuto girovagare liberamente fino a scoprire ogni angolo della città, come faccio in genere quando un posto mi colpisce particolarmente. Perchè, sì, Napoli mi ha colpita. Intanto, guardandola dall'alto, dalla terrazza della Certosa di San Martino, ho notato, non con poca meraviglia, di come non si riuscissero a distinguere le strade: vedevo, sotto di noi, solo case gialle e rossastre che si inseguivano fino ad arrampicarsi sulla collina, ma niente strade! Ho subito reso partecipi di questa osservazione i miei magnifici compagni di viaggio, i miei ciceroni: la famiglia dei "Calisi del borgo" al gran completo. Il Calisi senior mi ha detto che sì, effettivamente le strade a Napoli sono grandi quanto lo spazio minimo necessario per far passare due auto (molto più spesso sono proprio vicoli a senso unico) e che non esistono strade ad alto scorrimento. "Qui una Cristoforo Colombo sarebbe impensabile" [ricorrenti, in questa prima fase della gita e soprattutto da parte del Calisi-di-mezzo, parallelismi con la capitale, che, a confronto con Napoli, diventa improvvisamente per quest'ultimo la città più bella e funzionale al mondo]. In compenso si distinguono nitidamente la basilica di Santa Chiara, col suo grande chiostro sul retro, la piazza Gesù nuovo con al centro la guglia dell'Immacolata e,soprattutto, via Benedetto Croce, meglio conosciuta col soprannome di "Via Spaccanapoli" poiché si dice che questa tagli esattamente in due la città.
Dopo un lauto pasto a casa di nonno Luigi e nonna Rosa in compagnia di gran parte della famiglia riunita per festeggiare il neo-laureato [parte su cui non mi soffermo, altrimenti dovrei scrivere 20 pagine di post], riprendiamo il nostro tour, stavolta comodamente seduti in macchina e scarrozzati da zia Teresa che ci porta alla scoperta di Posillipo, altro quartiere "in" della città, reso celebre (almeno per parte dell'universo femminile italiano) dalla soap opera "Un posto al sole". Anche in questo caso, e con una pazienza degna di Giobbe, la macchina si ferma di tanto in tanto, ci fa scendere tutti e permette alla me turista di scattare foto in quantità, mentre gli altri mi spiegano dove e cosa guardare: ho visto il San Paolo (!), ho visto Ischia e Capri e pure il promontorio di Pozzuoli, ho visto Castel dell'Ovo e il Maschio Angioino. Prima di scendere verso il lungomare, ci fermiamo anche lì dove un tempo c'era il pino marittimo, indiscusso, anche se non unico, protagonista di ogni cartolina di Napoli. Ei fu, povero pino. Pare che qualche anno fa si sia ammalato e l'abbiano dovuto rimuovere. Al suo posto adesso ne hanno piantato un altro, ma è piccolino e un po' spelacchiato, niente a che vedere col suo predecessore. Inoltre, pare anche che l'inquilino della casa che affaccia sul pezzo di terra dove cresce il pino abbia vietato ai pullman di turisti di fermarsi per fare foto... mah!



