giovedì 14 gennaio 2010

I love Random

Pare che giù splenda il sole. Qua, invece, infuria la buriana, per usare un latinismo.


Dopodomani primo vero esame, altra modalità, altra lingua, ma la voglia di studiare è poca e più il tempo passa, più questa cala inesorabilmente.


I miei coinquilini volevano farmi vedere il capolavoro dei capolavori del cinema, Arancia meccanica, all'una a.m., giusto per andare a dormire tutti più tranquilli.
Me la sono data a gambe dopo appena venti minuti, dopo aver visto e sentito quel tanto che bastava per terrorizzarmi e per farmi odiare Singin' in the rain. Potrà sembrare assurdo, ma la cosa che più mi ha inquietato, dal poco che ho visto, non è stata la violenza atroce e gratuita, ma l'assurdo linguaggio che usavano tutti i personaggi, un linguaggio finto e apparentemente bambinesco, tipo l'alfabeto farfallino che ci piaceva tanto parlare da piccoli. In poche parole assolutamente fuori contesto, estraneo, anzi opposto, al filo rosso del film e proprio per questo motivo assolutamente congeniale a esso. Stesso discorso per la colonna sonora: Beethoven suona le sue belle sinfonie mentre quattro ragazzacci vanno in giro a drogarsi e a picchiare (nel migliore dei casi) la gente.


Stasera cena "ciuri ciuri" a casa di Enrica e Fabiola. Pasta al pistacchio e tiramisù... Ce piace!


venerdì 8 gennaio 2010

Notte fonda


“Un viejo rabino preguntó una vez a sus alumnos cómo se sabe la hora en que la noche ha terminado y el día ha comenzado. Será, dijo uno de los alumnos, cuando uno puede distinguir a lo lejos un perro de una oveja? No, contestó el rabino. Será, dijo otro, cuando puedo distinguir a lo lejos un almendro de un duraznero? Tampoco, contestó el rabino. Cómo lo sabemos entonces?, preguntaron los alumnos. Lo sabemos, dijo el rabino, cuando, al mirar a cualquier rostro humano, reconozcas a tu hermano o a tu hermana. Mientras tanto, seguiremos estando en la noche.”

mercoledì 30 dicembre 2009

Che banalitè!


Era giunta l'ora di rispolverare questo blog...
Avevo grandi progetti per le mie vacanze a casa e invece non sono riuscita a fare quasi niente di quello che mi ero prefissata.
Innanzi tutto non sono riuscita a salutare zio Matteo prima che partisse e sono davvero addolorata per questo. Spero che in quel di Pistoia vada tutto bene, che i fiumi stiano al loro posto e che lui e Selvaggia trascorrano insieme un bellissimo inizio anno.
Non sono riuscita nemmeno a salutare tutti gli altri ragazzi dei blograduni. All'incontro a Latina sarei venuta volentieri, ma avete beccato proprio l'unico giorno in cui ero bloccata nel borgo natio da pranzi, pranzetti e festeggiamenti vari con parenti vari!
Non sono riuscita a salutare neanche quello stordito mezzo andaluso che si scorda i telefoni a casa: abbiamo capito che botillon e chupito non fanno per lui.
Non sono riuscita a salutare Mary, che se n'è andata a fare Capodanno al fresco (a Milano), né le ragazze corfiote che non vedo da almeno 6 mesi.
Pessimo bilancio, insomma. Comunque, ragazzi, c'è ancora tempo: la Spagna mi attende il 10 gennaio, quindi abbiamo ancora più di 10 giorni per organizzare un incontro, sempre se vi fa piacere!
ma intanto...
Buon anno, ragazzi! :D

mercoledì 9 dicembre 2009

Countdown...

Mancano esattamente 2 settimane al mio rientro in Italia, il che vuol dire che mancano 15 giorni alla vigilia di Natale, 16 a Natale, e via dicendo...
Il nostro Dolce deve avere male interpretato la mia richiesta. purtroppo mi sono prenotata il volo di rientro il 23 dicembre (quanto sono stata cretina?) e quindi non potrò partecipare a nessuna (eventuale) cena pre-natalizia. Però mi piacerebbe rivedervi tutti, magari a Capodanno! Che ne pensate? Fatemi sapere se siete a Terracina e dintorni, così vediamo di organizzare qualcosa...

venerdì 4 dicembre 2009

A long december

So che dovrei scrivere un nuovo post, però sono state settimane di fuoco queste! ho cominciato a studiare in maniera pesante e ho avuto graditissime visite che mi hanno distolta da questo importante proposito. Mi sento tuttavia in dovere di rendervi partecipi di alcune cose, quindi vi farò un piccolo elenco:
- torno in Italia, e precisamente nella città-d'incanto-che-piace-a-tutti-tanto, il 23 dicembre prossimo. vorrei tanto rivedervi, amici dei blograduni, magari per ripetere l'esperienza di empatia vissuta lo scorso anno, che dite?;
- sto vedendo spezzoni di puntate di "Mai dire grande fratello" e "Chi ha incastrato peter pan?"... rido da sola come una scema davanti a decine di ragazzi che mi guardano strano mentre penso che mi sto perdendo davvero delle grandi cose della nostra amata tv, mentre qui al massimo mi vedo le repliche de "las chicas Gilmore" (!);
- sto leggendo (sperando di capirci qualcosa) il "Leviatano" del nostro amato Hobbes. mi sono bastate poche pagine per capire che avrebbe avuto bisogno di un bravo psicanalista;
- i genitori della mia coinquilina bilbaina hanno portato dalla sicilia un'infinità di dolci e torroni che non vedo l'ora di assaggiare;
- vorrei scrivere un sacco di altre cose, ma tra 5 minuti inizia un'altra interessantissima lezione di filosofia politica e, data la mia latitanza nelle ultime 2 settimane, non posso proprio permettermi di mancare né di arrivare in ritardo;

saluti, amici!
commentate numerosi!

venerdì 6 novembre 2009

Sull'infedeltà e altri vizi

Una ragazza, X, e un ragazzo, Y, hanno una storia che non mi azzarderei a definire “d’amore”. Ma comunque, come direbbero i giovani d’oggi, stanno insieme. Ecco, X e Y stanno insieme. È una relazione complicata perché si vedono pochissimo, abitano in due Paesi diversi e a volte è difficile persino che riescano a parlarsi per telefono. Però, nonostante questo, continuano a stare insieme. Un giorno Y va a trovare X: si è preso diversi giorni di ferie per stare con X, dato che non si vedono da tanto tempo. Tutto procede per il meglio fino a quando Y si ammala ed è costretto, per una sera, a rimanere in casa. X, però, esce lo stesso insieme ad alcuni amici. Vanno in discoteca, come tutte le sere e come tutte le sere c’è anche lui, l’altro, la Z. Z deve essersi invaghito di X, non le stacca un attimo gli occhi di dosso. E così, con l’aiuto di una dura perseveranza e di qualche cocktail, finalmente riesce a baciarla. Chi conosce solo la storia per grandi linee e non se la sente di giudicare così a primo colpo pensa che si tratti di un caso isolato, di un errore di cui X si renderà presto conto. E invece non va così. La cosa si ripete più volte, la coppia diventa un trio: se X e Y escono insieme, Z rimane nell’angolo a guardarli, ma se Y non c’è, Z può tornare all’attacco nel suo bel ruolo di ruota di scorta.
Pensavo che questa coppia-trio un po’ sui generis fosse un caso isolato e invece ho dovuto constatare che è più frequente di quanto si creda. Ma questa volta abbondiamo! In ballo ci sono ben quattro persone: Y è fidanzato con X da diversi anni. Per motivi di studio i due sono costretti a stare lontani per qualche mese. In questo arco di tempo Y invita nella sua nuova casa una certa Z, amica e collega. Z accetta di buon grado l’invito e accetta anche di dividere il letto con Y, non essendoci in casa sua altri posti disponibili. La loro prima sera insieme la trascorrono in discoteca. Y fa conoscere a Z tutti i suoi amici, chiacchierano, bevono, ballano. Si baciano. Due persone, entrambe impegnate con terze persone, si baciano tra di loro in mezzo a una pista da ballo da discoteca, come se fosse la cosa più normale del mondo, senza un minimo di imbarazzo o pudore. E il prossimo week end verrà X a trovare il suo fidanzato Y…

domenica 1 novembre 2009

Norwegian wood

Non è solo il nome di una bellissima canzone dei Beatles, ma anche il titolo di un bellissimo libro. Anche se forse l’aggettivo “bellissimo” non è proprio il più appropriato. Non riesco a capire come un libro così triste, evanescente e nostalgico mi sia potuto piacere così tanto. Non dovrebbe essere come mi disse mia madre anni fa, quando le avevo chiesto se potevo andare al cinema con le mie amichette a vedere “Titanic” e mi rispose “Ma perché dovresti andare a vedere un film che sai che ti farà piangere?”? Non dovremmo essere portati, per puro spirito di autoconservazione, a pensare alla primavera, ai fiori che sbocciano, agli amori che nascono e a qualunque altra cosa sia diametralmente opposta alla tristezza, all’angoscia? A queste domande io non so rispondere. Sta di fatto che sto libro, intriso di morte e tristezza dalla prima all’ultima pagina, m’è piaciuto. Sarà perché me l’ha consigliato e prestato una persona speciale (e ogni pagina mi parlava di lei), sarà perché in questo periodo sono malinconica, sarà perché sono entrata in empatia (sì, Jacopo, in empatia!) sia col protagonista che con la sua bella. L’ho letto tutto d’un fiato, 400 pagine in 4 giorni, probabilmente ho stabilito il mio nuovo record personale. Chissà se avrei dovuto fare come mia cugina, che legge col contagocce così “assapora meglio l’atmosfera del libro”. Se fosse davvero così, io non c’ho mai capito niente del piacere della lettura, io i libri me li divoro! Ma alla fine ad ognuno il suo metodo. Sicuramente è uno di quei libri che ti dispiace finire, o che vorresti ricominciare a leggere subito perché hai paura che ti sia scappato un dettaglio importante o perché vuoi vedere semplicemente che effetto ti fa “la seconda volta”. Per ora, comunque, ho resistito alla tentazione. Sono in Erasmus, non è tempo di fare gli asociali. Ora si esce e si fanno pubbliche relazioni e, nei tempi morti, si studia. Sempre aspettando con ansia il 27 novembre…
 
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